I ministri Mariastella Gelmini, 48 anni, Mara Carfagna (45), Renato Brunetta (71)
I ministri Mariastella Gelmini, 48 anni, Mara Carfagna (45), Renato Brunetta (71)
di Antonella Coppari Non era mai successo prima, ma stavolta lo scontro in Forza Italia coinvolge direttamente Berlusconi. Gli ammutinati, guidati dai tre ministri, cercano di camuffare il dato clamoroso: "Silvio è male informato". Alibi risibile. La verità è che tra i governisti e il gran capo volano gli stracci. Parlando della ex pupilla Mariastella Gelmini, il Cavaliere usa toni insolitamente duri: "Non so cosa le sia successo. Ha fatto dichiarazioni contrarie alla realtà". Una scomunica, in pratica. Trattamento più o meno simile a quello riservato l’altro ieri a Renato Brunetta, ricevuto a Villa Grande dall’ex premier azzurro, che però...

di Antonella Coppari

Non era mai successo prima, ma stavolta lo scontro in Forza Italia coinvolge direttamente Berlusconi. Gli ammutinati, guidati dai tre ministri, cercano di camuffare il dato clamoroso: "Silvio è male informato". Alibi risibile. La verità è che tra i governisti e il gran capo volano gli stracci. Parlando della ex pupilla Mariastella Gelmini, il Cavaliere usa toni insolitamente duri: "Non so cosa le sia successo. Ha fatto dichiarazioni contrarie alla realtà". Una scomunica, in pratica. Trattamento più o meno simile a quello riservato l’altro ieri a Renato Brunetta, ricevuto a Villa Grande dall’ex premier azzurro, che però al suo fianco aveva Antonio Tajani. Colui che l’ala moderata azzurra ha eletto come arcinemico.

All’affondo del capo, replica altrettanto agguerrita un’altra ex pupilla: "La Gelmini ha espresso un disagio condiviso dentro FI", sottolinea Mara Carfagna. Rincara il Il titolare della Pubblica amministrazione: "Il malcontento c’è ed è profondo. L’ho ribadito mercoledì a Berlusconi". La ferita non è ricucita, lo scontro proseguirà per mesi, ma senza esplodere. A uscire dal partito i ribelli non ci pensano per niente, anche perché non saprebbero dove andare: il progetto centrista, che secondo alcuni vagheggerebbero, appare di là da venire. Proseguiranno la loro lotta "dentro, per modificare la linea di FI". Non stupisce che proprio la Gelmini sia una delle prime voci azzurre ad esultare per l’assoluzione: "Una sentenza che ripristina la verità".

Come incrinatura in un centrodestra che dopo il vertice si proclama di nuovo unito, non c’è male. Fosse solo questo: rivolto ai suoi parlamentari Salvini spara a zero contro Giorgia Meloni. Le battute al cianuro rimbalzano fino alla redazione del Foglio e da lì ovunque: "Abbiamo un centrodestra al governo e uno all’opposizione. Però c’è modo e modo di stare all’opposizione. Si può concordare una quota comprensibile di rotture di coglioni, che vada a minare il campo Pd e 5 Stelle, non fatta scientemente per mettere in difficoltà la Lega e il centrodestra".

Tutto qui? Ma no: mentre Carroccio e Fd’I dicono "non sarà un audio a farci litigare", Berlusconi vola a Bruxelles per festeggiare l’ex nemica e oggi amicona Angela Merkel, che esce di scena, e anche per inaugurare la sua campagna per il Colle "Draghi sarebbe un ottimo presidente, ma è più utile a Palazzo Chigi". In mente, anche se nega, ha un nome migliore: il suo. Il problema sono quegli alleati che di moderato non hanno niente, poco tollerati in Europa. Lui può essere il garante di un centrodestra responsabile, lontano dagli antichi estremisti: "I valori della coalizione sono quelli di Forza Italia", soggetto federatore. Sotto la sua oculata guida l’intero centrodestra approderà prima o poi nel gruppo del Ppe. Peccato che subito dopo Salvini si incontri in videoconferenza con Marine Le Pen e annunci un gruppo comune all’Europarlamento.

Insomma, quale sia l’elemento unitario della coalizione, proprio non si capisce. O forse ce n’è uno solo: la sfida apparentemente assurda di Berlusconi per arrivare al Colle, o almeno per avere la forza di indicare lui il prossimo capo dello Stato. Solo su quello le tre anime della destra e quelle, in aperta guerra di Forza Italia, sono tutte d’accordo.