Fin dal ritrovamento le ipotesi sull’autore e sulla funzione dei bronzi di Riace si sono moltiplicate. Una delle più suggestive fu avanzata negli anni Novanta dal professor Paolo Moreno, docente di Archeologia alla Sapienza di Roma, secondo il quale le due statue facevano parte del gruppo dei “Sette di Tebe“ nell’agorà di Argo (e risalirebbero a 2.500 anni fa). L’autore non sarebbe Fidia ma Agelada per il bronzo A, che raffigurerebbe Tideo, padre di Diomede, e Alcamene per il B, che rappresenterebbe Anfiarao, re di Argo.