Bologna, 21 settembre 2020 - Negli ultimi tre anni ha macinato 19mila chilometri, compiendo 30 milioni di passi. L’andare sempre avanti è la sua medicina. Già, perché Andrea Spinelli, catanese ma adottato dal Friuli, questo percorso l’ha compiuto assieme a un compagno di viaggio che uccide: un tumore al pancreas non operabile e in stato avanzato. "I medici mi avevano dato un mese di vita nell’ottobre del 2013, invece sono arrivato fino all’Oceano a piedi, sempre col mio cancro addosso", racconta il 47enne autore dei libri ‘Se cammino, vivo’ e ‘Il caminante’ (ediciclo editore). Il suo corpo da quei giorni ribolle costantemente a oltre 37°, per via delle infezioni continue, e ha affrontato 19 mesi di chemioterapia (a ricordarli ci sono altrettanti anelli che Andrea indossa). Una storia di...

Bologna, 21 settembre 2020 - Negli ultimi tre anni ha macinato 19mila chilometri, compiendo 30 milioni di passi. L’andare sempre avanti è la sua medicina. Già, perché Andrea Spinelli, catanese ma adottato dal Friuli, questo percorso l’ha compiuto assieme a un compagno di viaggio che uccide: un tumore al pancreas non operabile e in stato avanzato. "I medici mi avevano dato un mese di vita nell’ottobre del 2013, invece sono arrivato fino all’Oceano a piedi, sempre col mio cancro addosso", racconta il 47enne autore dei libri ‘Se cammino, vivo’ e ‘Il caminante’ (ediciclo editore). Il suo corpo da quei giorni ribolle costantemente a oltre 37°, per via delle infezioni continue, e ha affrontato 19 mesi di chemioterapia (a ricordarli ci sono altrettanti anelli che Andrea indossa). Una storia di sopravvivenza unica al mondo, tanto che è stata studiata scientificamente e i risultati pubblicati sul Journal of cancer metastasis and treatment.

Quando ha trovato il segreto del cammino?

"Mentre ero sdraiato nel letto dell’ospedale. Nel 2015 il mio oncologo Giovanni Lo Re mi ha detto: il corpo è intossicato, ma il tumore non va in metastasi. Non potevo aspettare la morte, volevo reagire. Così sono andato da casa all’ospedale a piedi, circa 10 chilometri. Da quel giorno ho percorso le antiche vie di pellegrinaggio in Italia. Sono arrivato fino all’Atlantico dal Friuli, camminando per oltre 3mila chilometri".

Il suo caso è unico al mondo, e questo significa che camminare non è una cura contro il tumore al pancreas.

"Dal tumore non si guarisce camminando, non è questo il messaggio che voglio trasmettere quando parlo nelle scuole e negli ospedali. La risposta del mio sistema immunitario può essere stata influenzata dai chilometri percorsi. Mi dispiace solo che non posso condividere questa reazione difensiva con altri malati per aiutarli".

Come ha scoperto di essere malato?

"Era il 18 ottobre 2013, ed è arrivato il buio. Avevo gli occhi gialli e dei dolori forti alla notte, così sono andato al pronto soccorso. Da quell’ospedale ne sono uscito 3 mesi dopo, ancora con il cancro perché una complicanza impedisce l’operazione".

Quando le hanno comunicato la diagnosi?

"Durante un comune giro di visita. I dottori erano vaghi, allora ho chiesto al primario: ma ho un cancro? La risposta è stata tanto semplice quanto illuminante: signor Spinelli, mi spiace, sì, lei ha il cancro al pancreas. Quel non essere trattato da numero mi ha dato la forza".

C’è una lista di cose da fare che si è appuntato?

"A livello economico non potevo fare granché, così io e mia moglie l’abbiamo vissuta normalmente giorno per giorno. Del resto non avevo le forze, sono entrato in corsia che ero 98 chili e quando sono uscito ne pesavo 60".

Con il coraggio di raccontare la sua storia ha aiutato altre persone?

"Molte. È normale che accada, ma il dolore degli altri è difficile da sopportare. Io ho una forza particolare, ma quando mi chiedono consigli non posso darli. Dico solo: non arrendersi mai, la vita è un regalo immenso".

Guardando indietro, cosa ha lasciato per strada da quel giorno del 2014?

"Ero un gran fumatore e bevitore. La mia vita è esplosa. Più di una volta ho rischiato di morire, avevo il prete ai piedi del letto di ospedale. L’ultima volta durante il lockdown: sono entrato in chemio per emergenza. Da lì è cambiato tutto di nuovo".

In che senso?

"Non potevo avere mia moglie accanto, così quando mi hanno dimesso ho venduto la casa e comprato un camper, grazie a una raccolta fondi. Ora posso fare le camminate con mia moglie".

Durante il lockdown lei è riuscito a svolgere le terapie, ma molti altri malati sono rimasti senza supporto. Crede che l’essere un volto conosciuto l’abbia aiutata?

"No, ma ha fatto benissimo a chiedermelo. In quel momento stavo morendo e l’intento della terapia era palliativo, per cui avevo il massimo della priorità. La maggior parte dei malati, però, ha vissuto una tragedia. Se si sospende la chemio per due mesi è come annullare i benefici dei 7 mesi precedenti".