Umberto Bossi e Francesco Belsito (Ansa)

Genova, 5 settembre 2018 - Potrebbe arrivare domani il pronunciamento sul possibile sequestro di fondi della Lega.  I giudici del Tribunale del Riesame di Genova si sono riservati di decidere, al termine dell'udienza tenutasi questa mattina. In ballo ci sono i 49 milioni di rimborsi elettorali non dovuti tra il 2008 e il 2010 che potrebbero essere prelevati per risarcire lo Stato dalla maxi truffa per cui sono stati condannati in primo grado Umberto Bossi, Francesco Belsito e tre ex revisori del Carroccio.

"Soldi in cassa sono somme lecite"  - Per Giovanni Ponti, avvocato della Lega, le somme attualmente presenti nelle casse del Carroccio sarebbero lecite. "Abbiamo depositato una consulenza per dimostrare che i soldi che la Lega ha in cassa ora sono contributi di eletti, donazioni di elettori e del 2 per mille della dichiarazione dei redditi", ha detto il legale al termine dell'udienza. "Sono somme non solo lecite, ma che hanno anche un fine costituzionale: consentono al partito di perseguire le finalità democratiche del Paese", ha aggiunto. "Dire che sono profitto del reato - ha dichiarato - è un non senso giuridico, ma ci rimettiamo alla decisione del tribunale".

Ponti ha poi spiegato di aver chiesto alla Corte d'appello di Genova di poter partecipare al giudizio di appello nei confronti di Bossi, Belsito e i tre ex revisori del Carroccio. "Ma non ci è stato riconosciuto questo diritto". Il legale ha detto che la  Lega avrebbe voluto entrare nel processo come "soggetto terzo destinatario di un provvedimento di confisca", ma la richiesta è stata respinta dai giudici perché tale figura non è prevista nel nostro ordinamento. A sostegno dell'illegittimità della confisca dei fondi della Lega, Ponti ha fatto sapere di aver depositato al Riesame la sentenza Cedu su punta Perotti. 

LA VICENDA - Era stata la Cassazione ad aprile a rinviare al Riesame dopo avere accolto la richiesta della Procura di poter sequestrare fondi del Carroccio, oltre a quelli già trovati. Il sequestro era stato stabilito dal tribunale che, lo scorso anno, aveva emesso le condanne.