Milano, 3 luglio 2018 - Sequestrare qualsiasi somma di soldi riconducibile alla Lega Nord, "ovunque venga rivenuta", anche su versamenti futuri, fino a raggiungere 49 milioni di euro (provento della presunta truffa allo Stato per la quale è stato condannato in primo grado, tra gli altri, l'ex leader del Carroccio Umberto Bossi). E' quanto si legge nelle motivazioni con cui la Cassazione ha accolto il ricorso del pm di Genova contro Matteo Salvini, che si opponeva ai sequestri 'a tappeto'. 

Il decreto di sequestro dei conti del Carroccio, emesso lo scorso 4 settembre dalla procura genovese, per la Cassazione  è legittimo perché rispetta "i presupposti di legge e non è stato oggetto di impugnazione da parte della Lega Nord" (che solo in seguito si è opposta ndr). Può essere dunque applicato anche a somme rintracciate successivamente alla data di emissione. 

IL DISPOSITIVO - "La richiesta avanzata in corso di esecuzione dal Pm di estendere l'originario provvedimento cautelare - si legge nelle motivazioni della Cassazione - che era finalizzato alla confisca diretta della somma di 48 milioni 696.617 euro, anche alle somme affluite in un momento successivo alla data di esecuzione del decreto di sequestro del 4 settembre 2017 sui conti e depositi riferibili alla Lega Nord, non comporta novazione", cioè non richiede un nuovo atto di sequestro. Questo perché, prosegue la sentenza 29923, "l'oggetto della misura cautelare è sempre quella del decreto originario, che tra l'altro non è stata oggetto di contestazione, e cioè l'esistenza di disponibilità monetarie della percipiente Lega Nord che si sono accresciute del profitto del reato, legittimando così la confisca diretta del relativo importo, ovunque e presso chiunque custodito e quindi anche di quello pervenuto sui conti e/o depositi in data successiva all'esecuzione del provvedimento genetico". 

LA DIFESA - Secondo Giovanni Ponti, legale della Lega, invece le uniche somme sequestrabili sono quelle trovate sui conti "al momento dell'esecuzione del sequestro" con "conseguente inammissibilità delle richieste del pm di procedere anche al sequestro delle somme 'depositande'". Secondo la difesa della Lega, il pm potrebbe chiedere la confisca "anche delle somme future" solo durante il processo di appello. Ma la Cassazione ha obiettato che i soldi sui conti potrebbero non essere stati trovati al momento del decreto "per una impossibilità transitoria o reversibile", e il pm non deve dare conto di tutte le attività di indagine svolte "altrimenti la funzione cautelare del sequestro potrebbe essere facilmente elusa durante il tempo occorrente per il loro compimento". 

LEGA: DIAMO FASTIDIO - "Siamo stupiti di apprendere dalle agenzie, prima ancora che dalla Cassazione, le motivazioni della sentenza per cui dovrebbe proseguire il sequestro relativo a 48 milioni di euro di rimborsi elettorali", commenta Giulio Centemero, deputato della Lega e amministratore. "Forse l'efficacia dell'azione di governo della Lega dà fastidio a qualcuno, ma non ci fermeranno certo così". Dal Carroccio si fa inoltre sapere che sono pronte "decine di querele" nei confronti di chi "parla a proposito di soldi rubati dalla Lega". 

LE CONDANNE - Bossi, rieletto al Senato con le ultime politiche, è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione in primo grado, l'ex tesoriere della lega Francesco Belsito a quattro anni e dieci mesi, a un anno e nove mesi Stefano Aldovisi, a due anni e otto mesi ciascuno Diego Sanavio e Antonio Turci. Questi ultimi tre sono stati condannati in quanto revisori dei conti della Lega. Nel processo, la condanna più elevata è stata quella a cinque anni di reclusione per riciclaggio inflitta a Paolo Scala e Stefano Bonet, imprenditori sospettati di aver trasferito parte del 'bottinò, verso Cipro e la Tanzania.