Trieste, 13 luglio 2020 - Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor hanno deposto una corona di alloro e di fiori con i due tricolori, italiano e sloveno, alla Foiba di Basovizza. I due presidenti hanno osservato un minuto di silenzio dandosi la mano per rendere omaggio ai duemila italiani tra militari e civili uccisi dai partigiani jugoslavi. Successivamente Mattarella e Pahor si sono recati presso il monumento ai Caduti sloveni che ricorda quattro membri del Tigr (Trst Istra Gorica Rijeka) fucilati il 6 settembre 1930 dopo una condanna a morte emessa dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Ferdo Bidovec, Fran Marusic, Zvonimir Milos e Alojz Valencic avevano tra i 22 e i 34 anni erano stati riconosciuti colpevoli anche di un attentato contro un quotidiano fascista, in cui era morto un redattore, Guido Neri. I quattro poi nel tempo divenuti simbolo della resistenza delle minoranze slave al fascismo. Anche qui i due presidenti hanno deposto una corona di fiori, osservando un minuto di silenzio, e si sono tenuti per mano a lungo. 

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I due capi di Stato in precedenza si erano incontrati nella caserma del Reggimento Piemonte Cavalleria a Villa Opicina, sul Carso triestino. Successivamente si sono recati a Basovizza. Ad accogliere il presidente Mattarella al suo arrivo c'erano il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, il prefetto di Trieste, Valerio Valenti, e il sindaco della città, Roberto Dipiazza. Verso le 11 è giunto anche il presidente Borut Pahor, e insieme a Mattarella hanno passato in rassegna il picchetto d'onore, entrambi, come tutti gli staff, indossando la mascherina

Per Mattarella e Pahor la storica visita è continuata alla prefettura a Trieste, dove i due capi di Stato hanno assistito alla sigla di un memorandum d'intesa per la riconsegna del Narodmi Dom (Casa del popolo o Casa nazionale) storicamente la sede delle organizzazioni degli sloveni triestini, e che fu incendiata dai fascisti il 13 luglio 1920, e dove hanno consegnato allo scrittore sloveno con cittadinanza italiana, Boris Pahor, le onorificenze dei rispettivi Paesi. Mattarella ha conferito a Pahor il cavalieriato di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana. Il presidente Pahor invece l'onorificenza "dell'ordine per meriti eccezionali". Boris Pahor, che compirà in agosto 107 anni, il 13 luglio 1920 assistette, all'età di sette anni, all'incendio del Narodni dom, oggi è unico testimone vivente. Lo stesso Pahor ha subito la persecuzione fascista, la deportazione nei campi di concentramento nazisti e la messa al bando dalla Jugoslavia di Tito. 

Sergio Mattarella ha lasciato piazza Unità d'Italia a Trieste dopo un incontro nel palazzo della Regione Friuli Venezia Giulia. L'appuntamento in Regione era con alcuni rappresentanti delle associazioni degli esuli.

Mattarella: "La storia non si cancella"

"La storia non si cancella. E il dolore non si dimentica. Ma o si coltiva il rancore o se ne fa patrimonio comune nel ricordo e nel rispetto, coltivando un'amicizia comune. Al di là e al di qua del confine Sloveni e Italiani hanno scelto la seconda strada e sono rivolti al futuro in nome dei valori oggi comuni libertà, democrazia, pace", ha detto Sergio Mattarella a Trieste.

Dopo la firma del memorandum che restituisce la proprietà del Narodni dom alla comunità slovena, Mattarella ha tenuto un breve discorso: "Oggi qui a Trieste con la presenza dell'amico presidente Borut Pahor segniamo una tappa importante nel dialogo tra le culture che contrassegnano queste aree di confine, e che rendono queste aree di confine preziose per la vita d'Europa".

Pahor: "Il torto è stato corretto"

"L'atto di oggi, conseguenza del grido del desiderio congiunto a non sacrificare lo spirito positivo di questo tempo a vantaggio di un passato amaro e tristemente già vissuto. L'odio infatti non richiede impegno, basta lasciarsi andare in modo codardo ai pregiudizi, l'amicizia richiede coraggio, impegno per curare la diversità e rafforzare l'unione. Oggi atto disperanza che infonde di ottimismo e incoraggia il cuore nobile delle due nazioni. Questo atto è talmente grande e pregno di significato che non riguarda solo sloveni e italiani ma l'Europa intera e tutti i suoi popoli", queste le parole del presidente della Slovenia in prefettura a Trieste durante la restituzione della Casa del Popolo alla comunità slovena: "Oggi vivo una gioia immensa a cent'anni dell'incendio il Narodni dom è restituito agli sloveni, si tratta di un evento storico: il torto è stato corretto, giustizia è stata fatta".