È corsa al vaccino in Frisia, nella Bassa Sassonia tedesca, dove oltre 8.500 persone hanno scoperto nelle ultime ore di essere finite potenzialmente nelle mani di una infermiera No-Vax che avrebbe sostituito le fiale del prezioso farmaco con una semplice soluzione salina. Nel distretto di Frisia già in 2.000 si sono registrati per essere (ri)vaccinati: "Stiamo...

È corsa al vaccino in Frisia, nella Bassa Sassonia tedesca, dove oltre 8.500 persone hanno scoperto nelle ultime ore di essere finite potenzialmente nelle mani di una infermiera No-Vax che avrebbe sostituito le fiale del prezioso farmaco con una semplice soluzione salina.

Nel distretto di Frisia già in 2.000 si sono registrati per essere (ri)vaccinati: "Stiamo contattando tutti coloro immunizzati tra il 5 marzo e il 20 aprile, che potrebbero aver ricevuto la soluzione salina", affermano le autorità. Sono state inviate lettere e mail agli interessati, e istituito un numero verde da contattare. La donna, sotto inchiesta, è stata "motivata dall’opposizione alla vaccinazione" e ora si rifiuta di parlare con gli investigatori, rendendo più difficile individuare a chi sia stato effettivamente somministrato il vaccino e a chi no. A essere a rischio, ammoniscono gli investigatori, potrebbero essere soprattutto gli ultrasettantenni.

L’infermiera, una 40enne di cui non è stata resa nota l’identità, aveva l’incarico di preparare le dosi di vaccino e le siringhe nel centro immunizzazione Roffhausen della Frisia. In un primo momento, era stata interrogata su sei casi: si era difesa affermando di aver rotto una fiala, di averla sostituita con soluzione salina per non fare brutta figura con la dirigenza della struttura. Il caso si era apparentemente chiuso lì.

Ma ora la vicenda è riesplosa, dopo la scoperta di diversi messaggi sui profili social della donna di impronta No-vax. Il legale dell’infermiera parla di eccessi, e ribadisce che si è trattato di un solo episodio, causato appunto dalla rottura di una fiala. Intanto le autorità sanitarie suggeriscono di vaccinarsi nuovamente, per sicurezza con l’unica controindicazione di poter incorrere "solo in effetti collaterali leggermente più marcati", come ha rilevato il Robert Koch Institute.