di Antonella Coppari Centomila profughi sono già in Turchia. Molti di più in Iran. E c’è chi ipotizza che nelle prossime settimane i fuggiaschi potrebbero diventare un milione. O addirittura due, visto che solo una settimana fa c’era mezzo milione di persone pronte ad andare via. Così, l’ombra afghana si allunga sulla politica europea e italiana. I talebani sono tornati al potere a Kabul e la loro vittoria mette alle strette chi teme la vendetta del gruppo jihadista: in primo luogo, coloro che hanno lavorato con i governi occidentali in questi anni. È "l’impegno dell’Italia – scrive in una nota Mario Draghi – proteggere chi ha collaborato con la nostra missione". E come lui, tutti i leader europei, da...

di Antonella Coppari

Centomila profughi sono già in Turchia. Molti di più in Iran. E c’è chi ipotizza che nelle prossime settimane i fuggiaschi potrebbero diventare un milione. O addirittura due, visto che solo una settimana fa c’era mezzo milione di persone pronte ad andare via. Così, l’ombra afghana si allunga sulla politica europea e italiana. I talebani sono tornati al potere a Kabul e la loro vittoria mette alle strette chi teme la vendetta del gruppo jihadista: in primo luogo, coloro che hanno lavorato con i governi occidentali in questi anni. È "l’impegno dell’Italia – scrive in una nota Mario Draghi – proteggere chi ha collaborato con la nostra missione". E come lui, tutti i leader europei, da Merkel a Macron, insistono sul punto.

Ma i “collaboratori“ degli europei sono solo la punta dell’iceberg: e gli altri? Tutti i civili in fuga dalla guerra e dai nuovi padroni dell’Afghanistan? "Molti cercheranno di lasciare l’Afghanistan: dobbiamo fare di tutto per aiutare i paesi confinanti a sostenere i rifugiati", avverte la cancelliera tedesca. Parla di uno "sviluppo drammatico non solo per gli afghani, anche per gli occidentali: abbiamo sbagliato tutti" Angela Merkel e, preoccupata di un revival della crisi del 2015-16, quando oltre un milione di richiedenti asilo mediorientali arrivò alle porte dell’Europa, traccia una strada che diversi leader sono pronti a seguire. Aiutare i paesi limitrofi a sostenere chi fugge per limitare l’esodo nel vecchio Continente.

Una rotta che non piace al presidente del parlamento Ue, Sassoli: "L’asilo deve essere concesso a chi è in pericolo di persecuzione", dice nelle ore in cui il consiglio di sicurezza dell’Onu chiede "l’immediata cessazione di tutte le ostilità e l’istituzione di un nuovo governo inclusivo". È in questo quadro che il premier britannico, Boris Johnson chiede un vertice dei leader G7 sull’Afghanistan, idea maturata in una conversazione telefonica con il presidente francese Macron e rilanciata dal sottosegretario alla difesa, Giorgio Mulè (FI). Oggi intanto si riuniscono (online) i ministri degli esteri Ue: sul tavolo anche la proposta di "corridoi umanitari" per garantire a donne, bambini e fragili di lasciare il Paese. "L’Italia è al lavoro con i partner europei per una soluzione della crisi, che tuteli i diritti umani, e in particolare quelli delle donne", sottolinea Draghi.

Ma l’emergenza umanitaria e il rischio di una possibile impennata del terrorismo allarma i partiti italiani. Se il Covid aveva messo la sordina al tema “immigrazione“, la crisi afghana fa riesplodere una questione che, i dati drammatici sul numero di vaccinati in Africa (appena l’1% della popolazione) rendono incandescente. Nonostante i distinguo su chi "scappa davvero dalla guerra", la Lega non fa sconti alla Lamorgese, che domani dovrebbe vedere i colleghi Ue: "Al 16 agosto, sono 34.455, più di quelli registrati in tutto il 2020 (34,154) e il triplo di quelli del 2019 (11.471)", avverte Salvini che cita poi "due navi ong pronte a fare rotta verso l’Italia". Sul fronte opposto il Pd, chiede di aiutare i profughi.

In mezzo, c’è l’azzurro Tajani che incita l’alto rappresentante Ue, Borrell, e il ministro degli Esteri Di Maio di riferire al Parlamento europeo e a quello italiano sulla strategia in materia. Il titolare della Farnesina – che ieri ha sentito il segretario Nato Stoltenberg, cui Berlusconi chiede di "agire" – fa sapere di essere pronto "anche in settimana". Intanto il 24 riferirà, assieme al ministro della difesa, Guerini, davanti alle commissioni difesa ed esteri di Camera e Senato.