La direttrice de La Nazione Agnese Pini
La direttrice de La Nazione Agnese Pini

Firenze, 29 novembre 2021 - Mi sono chiesta: come sarebbe stata raccontata (anzi, sarebbe mai stata raccontata?) la molestia subita da Greta Beccaglia fino a non troppi anni fa? Ripercorro brevemente la vicenda: Beccaglia è una giornalista sportiva, lavora per una tv toscana, e sabato sera stava raccogliendo i commenti post partita davanti allo stadio Castellani, dopo Empoli-Fiorentina. Va in onda, in diretta, la seguente scena: un uomo si sputa su una mano e le palpeggia il sedere, mentre il conduttore da studio la invita a «non prendersela». Più tardi, il collega si giustificherà dicendo di aver agito pensando al meglio per la giornalista e per la sua incolumità. Io non ne dubito affatto

Ma quel commento fuori campo, associato alle dure immagini della violenza, lascia addosso un’impressione triste e amara, di anacronistica inconsapevolezza. Dunque: come sarebbe stata raccontata questa storia, fino a non troppi anni fa? Ecco, sta qui il punto, sta qui la nota che mi fa sentire ottimista. Perché l’osceno gesto contro Beccaglia fa certo star male e rabbrividire. Ma poi la reazione della giovane donna, e quindi tutte le reazioni che si sono susseguite nella giornata di ieri, mi hanno dimostrato ancora una volta che qualcosa sta cambiando. C’è una rivoluzione in atto, una nuova – più netta e precisa – presa di coscienza collettiva su che cosa sia l’abuso, su che cosa sia la molestia, sulla necessità pubblica di sentirsi responsabili e solidali intorno alla vittima, senza paternalismi né alzate di spalle, senza risatine né voci fuori campo.

Le battaglie per la parità hanno bisogno certo di leggi, ma hanno bisogno anche di cultura. Una cultura che non pretenda di fare classifiche dell’orrore e dell’abuso, che non chieda alla vittima quanto si debba soffrire per avere il diritto di sentirsi oltraggiata, che non sia legittimata a soppesare il comportamento di chi subisce: il suo abbigliamento, il suo trucco, il suo sorriso. I giornali possono molto: il nostro gruppo editoriale dà una mano ogni giorno con il canale digitale luce.news (martedì sera a Firenze, teatro della Pergola, festeggerà il suo primo anno di vita con la ministra Elena Bonetti e Francesca Michielin).

E così, anche grazie a questi cambiamenti, Greta Beccaglia ieri non ha fatto passi indietro, non ha sminuito per vergogna l’aggressione subita, non è "andata-avanti-senza-prendersela", non si è tirata più giù l’elastico del giubbotto, non ha deciso di farsi assegnare un altro servizio. Non ha arretrato di un millimetro, Greta Beccaglia, ma ha fatto con semplicità e coraggio e forza l’unica cosa da fare: denunciare l’uomo che l’ha aggredita. Pubblicamente e penalmente. E domani sarà di nuovo davanti allo stadio, coi suoi jeans o il suo giubbotto o tutto ciò che desidera, per fare semplicemente quello che è il suo mestiere: la giornalista sportiva.