Migliaia di giovani hanno festeggiato in tutta Italia (nella foto siamo a Torino). Una notte magica, una gioia liberatoria
Migliaia di giovani hanno festeggiato in tutta Italia (nella foto siamo a Torino). Una notte magica, una gioia liberatoria

Gabriele

Canè

Partiamo dalla riflessione più articolata, profonda, conosciuta sulla felicità: la canzone di Al Bano e Romina. Milioni di copie vendute nel mondo, un ritornello che non tramonta. Ci sarà pure un motivo? Il testo? Oddio (..tenersi per mano, andare lontano…)! Gli artisti? Sicuro! Ma anche e soprattutto la parola magica: felicità, appunto. Domenica sera avevamo proprio voglia di dirlo e di esserlo. Più del solito. Per uscire dal buio, accendere una luce, ripartire a razzo. Per orgoglio personale e nazionale. Questi inglesi che già stappavano birra pensando di asfaltarci, che hanno menato i nostri tifosi, bruciato il tricolore; queste regine, principi e principini pronti a schiacciarci sotto il tallone coloniale, li aspettavamo sul loro prato. Perfida Albione no, ma una "spezzatina" alle loro reni volevamo gustarcela. Con orgoglio per le divise azzurre, per la bandiera. Per il lavoro. Già. Per i lavoratori italiani a Londra e ovunque, che hanno rotto le catene e indossato la corona: tutti re per una notte. Per la squadra operaia (pensavano gli altri) che è arrivata in Paradiso. Allora, felicità è stata "...stare vicini come bambini...un bicchiere di vino con un panino...", almeno per una volta sul divano. Eccezionalmente. Domenica sera ho fatto i conti: due mondiali, due europei. Niente male. Ma ero in riserva. A Wembley ho fatto il pieno. Una goduria pazzesca. Chiamiamola con il suo nome: felicità.