di Barbara Calderola "Una vicenda di pura sofferenza umana. Racconta delle spinte autolesionistiche che fra i ragazzi ci sono sempre state e che le ristrettezze del lockdown potrebbero avere acuito". Per Ciro Cascone, procuratore dei minorenni di Milano, la storia dei fidanzatini che si sono sfregiati l’un l’altra "per testare la resistenza al dolore" ha bisogno più che del codice penale, "di un grande aiuto". Sarebbe questa la chiave di lettura dell’episodio fra il 17enne di Cassina de’ Pecchi, nel Milanese, e la 14enne ricoverata al Niguarda. Lei viene curata per guarire i segni sul volto, due tagli ai lati della bocca che hanno fatto temere l’emulazione del "Glasgow smile", la terribile pratica degli hooligan che...

di Barbara Calderola

"Una vicenda di pura sofferenza umana. Racconta delle spinte autolesionistiche che fra i ragazzi ci sono sempre state e che le ristrettezze del lockdown potrebbero avere acuito". Per Ciro Cascone, procuratore dei minorenni di Milano, la storia dei fidanzatini che si sono sfregiati l’un l’altra "per testare la resistenza al dolore" ha bisogno più che del codice penale, "di un grande aiuto". Sarebbe questa la chiave di lettura dell’episodio fra il 17enne di Cassina de’ Pecchi, nel Milanese, e la 14enne ricoverata al Niguarda. Lei viene curata per guarire i segni sul volto, due tagli ai lati della bocca che hanno fatto temere l’emulazione del "Glasgow smile", la terribile pratica degli hooligan che farebbe somigliare chi vi si sottopone al Joker, l’antagonista di Batman. Lui invece è stato denunciato per sfregio, reato recentemente introdotto dal Codice Rosso.

Ma qui è tutto è più complicato di un’aggressione all’interno di una coppia, il compito degli investigatori è chiarire i contorni di un gioco terribile fra adolescenti che si infliggono dolore a turno. Tutto è iniziato lunedì al pronto soccorso di Cernusco sul Naviglio, uno dei tanti ospedali dell’hinterland. I due studenti delle superiori si sarebbero presentati accompagnati da un genitore raccontando di essere stati aggrediti da una banda di coetanei all’uscita della metropolitana. "Sono sbucati all’improvviso, ci hanno circondati e colpiti in faccia con una lama". Una versione alla quale il medico di guardia non ha creduto per un istante. Un’intuizione confermata fin dai primi riscontri dei carabinieri. Il racconto che il giovane, alla fine, si rassegna a fare rivela tutto un altro scenario: "Volevamo mettere alla prova la nostra sopportazione", ha ammesso con i militari.

Ed è così che avrebbe impugnato un taglierino infierendo sul volto della compagna, prima che lei facesse altrettanto. Era questo il loro drammatico patto. Le ferite su di lui però sono meno gravi, quelle sulla pelle di lei invece saranno cancellate da un intervento di chirurgia plastica. Il tragico incantesimo fra i due si è infranto davanti al sangue e al dolore insopportabile. "Quei tagli facevano troppo male", così è scattata la richiesta d’aiuto. Incredule le famiglie, descritte come "normali", precipitate in un incubo. I fatti vanno ben oltre la pericolosa dinamica dell’imitazione del film interpretato da Joaquin Phoenix. "Accostarli è un errore – aggiunge Cascone – non sappiamo ancora quali fossero le loro reali intenzioni". Importante, ad ogni modo, è non "innescare meccanismi di emulazione – ha aggiunto – qua c’è pura sofferenza e bisogno di aiuto".

A fare un po’ di luce sugli angosciosi dubbi di chi li circonda potrebbe essere la stessa 14enne, che verrà ascoltata dagli investigatori nelle prossime ore. Saranno le sue parole a dare l’avvio a un percorso che andrà costruito con le famiglie ben oltre la dimensione restrittiva di un processo in un’aula di tribunale. Quel che è certo è che nessuna delle persone che hanno attorno immaginava che la loro vita sarebbe cambiata in modo così traumatico. Non solo il contesto nel quale sono cresciuti non mostrerebbe problemi particolari, ma nessuno dei due è mai stato seguito dai servizi sociali, né la scuola avrebbe mai fatto segnalazioni sul loro conto. "Un episodio estemporaneo, ingiustificato, lontano dalla vita di entrambi", per chi conosce l’accaduto, forse acuito come non esclude il procuratore "dalle dure regole imposte dalla pandemia". I giovanissimi, senza più scuola, senza più amici, senza più sport, chiusi con Internet nella bolla delle proprie camerette, sono fra chi ne ha risentito di più.