di Nino Femiani Forse la morte li ha ghermiti mentre stavano dormendo. Forse le esalazioni di monossido di carbonio, il killer silenzioso, li ha uccisi pietosamente prima che le fiamme divampassero e carbonizzassero i lori gracili corpi innocenti. Certo è che la tragedia del campo nomadi di Stornara, provincia di Foggia, toglie il fiato e scatena un’onda emotiva fortissima per l’orribile destino di Christian e Birka, due fratellini bulgari di etnia rom, 4 e 2 anni, morti in questa bidonville a ridosso del camposanto di Stornara, un Comune di 5mila anime che durante la stagione dei raccolti attira mille lavoranti da Bulgaria, Romania e Albania. Non è un...

di Nino Femiani

Forse la morte li ha ghermiti mentre stavano dormendo. Forse le esalazioni di monossido di carbonio, il killer silenzioso, li ha uccisi pietosamente prima che le fiamme divampassero e carbonizzassero i lori gracili corpi innocenti. Certo è che la tragedia del campo nomadi di Stornara, provincia di Foggia, toglie il fiato e scatena un’onda emotiva fortissima per l’orribile destino di Christian e Birka, due fratellini bulgari di etnia rom, 4 e 2 anni, morti in questa bidonville a ridosso del camposanto di Stornara, un Comune di 5mila anime che durante la stagione dei raccolti attira mille lavoranti da Bulgaria, Romania e Albania. Non è un caso che Stornara sia il paese della Puglia a più alta percentuale di stranieri. Una lunga scia di disperati che cercano un lavoro saltuario nella raccolta prima del pomodoro, poi nello scavo delle patate e delle verdure di stagione. E che si adatta a sistemazioni provvisorie come quelle del campo rom annegato, tra degrado e mancanza di igiene, nei tratturi che si perdono a vista d’occhio fino a Cerignola.

Anche i due giovani genitori dei bambini morti – l’uomo ha 33 anni, la donna 21 – sono a Stornara per la raccolta di finocchi, spinaci e scarole. L’uomo esce alle prime luci dell’alba, la mamma sta coi bambini, un maschietto e una femminuccia. Fronteggiare il freddo è però un’impresa: chi può si collega abusivamente alla rete di distribuzione elettrica e attacca una stufetta, altri come la coppia bulgara accendono un piccolo braciere facendo bruciare legna nei bidoni di latta utilizzati per conservare l’olio. Non è ancora chiaro cosa sia successo poco prima delle 9 di ieri. C’è solo la testimonianza di Rosaria, un’albanese che vive da sei mesi nel campo di Stornara. "Il padre era andato a lavorare neo campi mentre la mamma era andata in bagno, forse a prendere dell’acqua. Quando la donna è tornata ha trovato la baracca in fiamme. I bambini dormivano". Inutili i soccorsi dei vigili del fuoco, la baracca si trasforma in una torcia che non lascia scampo ai piccolini. I genitori vengono portati nella caserma dei carabinieri di Cerignola per essere ascoltati a sommarie informazioni al fine di ricostruire la tragedia. Nella baracca distrutta dalle fiamme si mettono al lavoro i carabinieri dei Sis, la Sezione investigazioni scientifiche, per capire come sia potuto succedere. Il prefetto di Foggia, Carmine Esposito, arrivato sul posto, convoca un tavolo tecnico col sindaco Rocco Calamita, mentre le indagini sono affidate alla pm Roberta Bray. Si apre, intanto, il balletto sui campi rom, anche alla luce dell’emergenza pandemica. "È una terribile tragedia. Ora è necessario che la politica nazionale intervenga con fatti concreti e si trovi una soluzione per questi insediamenti spontanei", dice il sindaco Rocco Calamita. "Nel 2018 – racconta il primo cittadino – dopo un altro incendio, fortunatamente senza morti, avevamo con le forze dell’ordine provveduto allo sgombero del campo. Ma dopo qualche settimana le baracche sono state nuovamente realizzate e sono arrivate anche altre famiglie".

Il leader leghista Matteo Salvini: "Una tragedia inaccettabile, che dovrebbe imporre a tutti l’urgenza di liberare questi bimbi da illegalità, sfruttamento e povertà". E la ministra Mara Carfagna descrive "le baraccopoli come una vergogna nazionale da cancellare".