Contro Omicron serve un salto di qualità nei dispostivi di protezione individuale. Negli ambienti chiusi ad alta frequentazone (cinema, teatri, stadi, palasport e sui mezzi di trasporto) è necessario passare alle mascherine Ffp2, perché le vecchie mascherine chirurgiche non bastano più. "La modalità di trasmissione della variante Omicron – spiega il dottor Paolo D’Ancona, primo ricercatore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità – è uguale a quella delle altre varianti, ma Omicron ha una maggiore infettività rispetto a Delta e quindi in contesti con maggiore contatto, è necessario utilizzare delle mascherine che proteggano di più". Le classiche mascherine...

Contro Omicron serve un salto di qualità nei dispostivi di protezione individuale. Negli ambienti chiusi ad alta frequentazone (cinema, teatri, stadi, palasport e sui mezzi di trasporto) è necessario passare alle mascherine Ffp2, perché le vecchie mascherine chirurgiche non bastano più. "La modalità di trasmissione della variante Omicron – spiega il dottor Paolo D’Ancona, primo ricercatore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità – è uguale a quella delle altre varianti, ma Omicron ha una maggiore infettività rispetto a Delta e quindi in contesti con maggiore contatto, è necessario utilizzare delle mascherine che proteggano di più". Le classiche mascherine chirurgiche in ambienti chiusi potrebbero non bastare "perché sono nate per evitare che la persona che le indossa possa infettare gli altri, ad esempio un sanitario in una sala operatoria, ma proteggono molto di meno chi le indossa dall’aereosol emesso dagli altri"

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"La Ffp2 – prosegue D’Ancona, che è un esperto di dispositivi di protezione individuale – invece è proprio nata per proteggere chi la indossa. Una Ffp2 filtra il 95%, una Ffp3 il 98%. Queste mascherine mi isolano dall’ambiente in modo che la mia respirazione avvenga in maniera filtrata". Naturalmente perché siano efficaci e raggiungano quella capacità di filtrazione che risponde alla normativa CE, vanno ben progettate e vanno indossate correttamente, un particolare molto spesso sottovalutato. "È essenziale accertarsi che una mascherina aderisca bene al viso – osserva l’esperto – se si è un portatore di occhiali e gli occhiali si appannano vuol dire che l’aderenza al viso, di solito attorno al naso, non è perfetta. Va modellato il ferretto, o scelta una mascherina che aderisca bene o meglio". Ma avere una mascherina ben progettata e certificata ancora non basta. Le mascherine vanno cambiate. Per un uso professionale, anche dopo poche ore, specie se in usate in ambiente a rischio.

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Per un uso lavorativo “normale“ e in ambienti affollati, dopo una giornata. Per un uso occasionale, all’aperto o in locali chiusi non particolarmente affollati per qualche ora, un paio di giorni. "Le Ffp2 – spiega D’Ancona – non funzionano solo grazie alla filtrazione meccanica, come accade per quelle chirurgiche, ma anche per la caratteristica stessa del materiale che attrae l’aerosol, e per carica elettrostatica. Questa carica, con l’uso e con l’umidità, si perde. Le mascherine vanno quindi cambiate perché perdono la loro efficacia protettiva. Usare una Ffp2 per una settimana non ha senso, la mascherina ha già perso gran parte della sua efficacia. Magari evita una multa, ma non il Covid". C’è poi un problema di manipolazione della mascherina. "Se io sono, poniamo, in un autobus, la mascherina mi protegge dal virus che non viene semplicemente respinto, ma si ferma anche all’esterno della mia mascherina. Se io poi però la mascherina me la tolgo e la metto in tasca o su un tavolo, rischio di diffondere il virus. Va trattata – chiosa l’esperto – come un materiale contaminato. Va tolta e buttata se si è stati in un’ambiente a rischio, o se si pensa che non sia stata contaminata, va riposta con attenzione e riusata al massimo per due giorni".

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