Roma, 10 giugno 2020 - Celebriamo la festa della Marina militare il 10 giugno, perchè è la data simbolica che ricorda l’impresa di Premuda. Nel 1918, prima guerra mondiale, i MAS 15 e 21 comandati dal capitano di corvetta Luigi Rizzo e dal guardiamarina Giuseppe Aonzo riuscirono a silurare e affondare la corazzata Santo Stefano". Sono le parole dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, capo di Stato maggiore della Marina militare che oggi celebra la propria giornata in terra e in mare ma, come le altre forze armate, senza parate.

L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, capo di Stato Maggiore della Marina Militare

Che apporto ha dato la Marina all’emergenza sanitaria?
"Ci siamo messi a disposizione del governo e della Protezione civile con una componente sanitaria che ha raggiunto il massimo di 138 professionisti fra medici, infermieri e tecnici contemporaneamente nei momenti più difficili. Sono stati coinvolti a rotazione 20mila uomini, su 29mila, fra quelli operativi e l’apparato di supporto e turn over".

Che strutture avete messo in campo?
"La portaerei Cavour ha allestito 12 posti di terapia intensiva e altri 4 li abbiamo riservati su nave Etna, oltre all’apporto degli elicotteri per interventi di vario genere. Altri posti destinati alla quarantena sono stati predisposti nella caserma di Chiavari. Abbiamo poi allestito un ospedale da campo a Jesi, vicino ad Ancona con la Brigata San Marco".

Il personale della Brigata Militare San Marco a Jesi

Quanti contagi avete avuto?
"Pochissimi, un record: una ventina su 11 mila unità della squadra navale. Abbiamo predisposto fin dall’inizio un protocollo rigidissimo e molto aggressivo. E ha funzionato. Altre marine occidentali hanno seguito i nostri consigli e ci hanno espresso gratitudine. Siamo stati gli apripista".

Qual è il vostro impiego attuale per la sicurezza?
"Siamo impegnati in molti teatri internazionali che cadono sotto l’egida del Coi, così come in operazioni come Mare sicuro nel Mediterraneo centrale. Siamo operativi nel Golfo di Guinea, in Mar Rosso, nel Corno d’Africa con l’operazione Atalanta, nelle forze navali permanenti della Nato e della Ue, cioè i gruppi multinazionali che navigano nel Mediterraneo per manifestare la presenza dell’alleanza. A Tripoli, in Libia, abbiamo distaccato una nave officina che assiste la Marina libica e la Guardia costiera nella manutenzione dei loro mezzi utilizzati anche nel pattugliamento delle aree di competenza".

I pirati ci sono ancora?
"Eccome, anche se in certe aree questa attività si è è affievolita proprio grazie al massiccio controllo in mare. Nel Corno d’Africa abbiano compiti di pattugliamento e scorta alle navi del World Food Program. Se abbassassimo la guardia gli atti di pirateria riprenderebbero. E in certe zone sono ancora un problema".

Dove?
"Nel Golfo di Guinea sono un fenomeno prorompente. Proprio qui siamo presenti con altre forze internazionali e anche recentemente abbiamo partecipato a esercitazioni comuni".

Avete sventato attacchi?
"Si, uno il 26 marzo scorso con l’intervento di un elicottero della Fregata Rizzo. Era giunto un sos da una nave cargo e siamo riusciti a mettere in fuga i pirati prima che potessero agire".

Il nodo immigrazione nel Mediterraneo?
"Già da responsabile del Comando operativo di vertice interforze dissi che il malessere dell’immigrazione va affrontato nei Paesi d’origine. I problemi vanno risolti sul posto combattendo la povertà. Poi bisogna agire sulla narrazione diffondendo il messaggio su quanto sia pericolosa e inutile la migrazione verso Nord soprattutto da Paesi del Corno d’Africa come la Nigeria. Il 30% di chi si mette in marcia sparisce e non si sa che fine faccia. Poi ovviamente serve il controllo dei flussi purtroppo gestiti dalle organizzazioni criminali".

Il conflitto libico fra il governo Serraj e il generale Haftar a favore di chi si risolve?
"Difficile dirlo, ma ciò che serve è una soluzione politica con un forte intervento negoziale. E l’italia può avere un ruolo importante perchè gode della fiducia di entrambe le parti. E’ vista come una nazione affidabile e super partes".

Finc antieri ha ottenuto la fornitura di dieci Fregate missilistiche alla Marina Usa .
"E’ una pietra miliare, perchè gli americani non fanno sconti e se scelgono un sistema vuol dire che funziona. Noi utilizziamoqueste Fregate già dal 2013 e quindi la commessa agli Usa è un vanto per la Marina italiana e per la cantieristica del Made in Italy".

La portaerei Cavour, ammiraglia della flotta, ha ripreso il mare. Come verrà impiegata?
"E’ appena uscita da lavori di manutenzione in attesa di essere riqualificata per l’imbarco degli aerei caccia F35. Dopo un breve addestramento a Taranto partirà per gli Stati Uniti per fare attività di certificazione del ponte di volo per i nuovi velivoli. Due aerei della Marina sono già negli Usa con 6 nostri piloti e 20 tecnici in addestramento".

Qual è la migliore Marina nel mondo e che posto abbiamo in classifica?
"La Marina italiana è la prima, i migliori siamo noi".