Roma, 31 maggio 2016 - La penalista Giulia Bongiorno scatta ogni volta che in Italia una donna muore per mano dell’ex marito, dell’ex fidanzato, di un amante respinto. Lavoro? No. Rabbia, indignazione, proposta. È la battaglia dell’associazione Doppia Difesa, onlus contro la violenza di genere fondata con Michelle Hunziker. «Da anni chiedo l’aggravante per questo tipo di brutali femminicidi. Ma nessuno se ne occupa. Mai priorità alla violenza sulle donne», riporta un tweet dell’avvocatessa da prima pagina, in questo caso nei panni della pubblica accusa.

Contro chi?
«Un Paese che lava il dolore e la coscienza tra le morbosità della cronaca ma non fa nulla per arrestare una catena pazzesca: 500 donne trucidate in meno di quattro anni. E la politica, di destra e sinistra, che silente osserva».

Il delitto d’onore che si autorestaura dal basso. 
«Mai scomparso, neppure attenuato. Se andassimo indietro con le statistiche, fino al 1981, anno in cui il legislatore, di grazia, cancellò questa sciagura giuridica, scopriremmo che l’Italia in fondo non è mai cambiata. E ora c’è persino chi gioca sui numeri: l’anno scorso 128 donne ammazzate contro 157 del 2014 e 179 del 2013. Siamo impazziti? Qualcuno può sentirsi sollevato da queste cifre dopo omicidi come quello di Sara Di Pietrantonio? Queste tragedie a ripetizione debbono ispirare una risposta legislativa adeguata».

Quale?
«La previsione di aggravante per i casi di femminicidio, a partire dai più efferati».

Obiettivo penale?
«Ergastolo. Mi piacerebbe un ‘fine pena mai’. Per una deterrenza evidente, da comunicare con una grande campagna mediatica». 

E l’uguaglianza di fronte alla legge?
«Per secoli il diritto è stato pensato al maschile. Ora serve una tutela spudoratamente femminile. Non si può? Io dico di sì. Per il bene delle donne e della società».

Prima della pena (elevata), un solo e antico articolo: le donne non si toccano neanche con un fiore.
«Purtroppo continuano invece a morire per mano di uomini accecati da un maschilismo primitivo, da un senso del possesso senza limiti. Guardi, non bisogna lasciarsi distrarre dai caratteri dell’assassino e della vittima, dalle sfumature ambientali, dai retroterra familiari. Sono storie sempre uguali». 

In sintesi?
«L’uomo si ritiene superiore. E se lui è superiore, allora la donna è inferiore. E se è inferiore non può lasciarti, non può disubbedirti, non può sfuggire alle tue volontà. Io possiedo una donna come possiedo una cosa. Quindi è mia e di nessun altro. Ne dispongo come voglio. E se si ribella la uccido, la sfregio, la brucio – come una cosa per l’appunto. Questo avviene in Italia, eppure il problema non è focalizzato. Del resto questo Paese ha cancellato il ministero delle Pari opportunità senza il minimo scandalo. Di cosa ci stupiamo».

Urge rivoluzione culturale?
«Bisogna ripartire dalla società, dai valori. E nessuno può sottrarsi dalla lotta. A partire dalle donne. È come se ci fossimo accontentate del diritto al lavoro, allo studio, a una parità formale. In teoria siamo uguali agli uomini. Ma la cronaca offre altre risposte. E spesso sono proprio le donne, in molti ambiti familiari, a perpetuare una sottomissione al maschilismo dominante. Quello che poi arma gli uomini di casa».

Nel frattempo, come possono fare le donne a non morire?
«Alzando l’attenzione. Non passando sopra i minimi segnali di violenza. Reclamando la propria individualità. Denunciando gli stalker grazie a una legge avanzatissima». 

E se l’ex insiste?
«Non andate mai ‘all’ultimo appuntamento’. L’ultimo appuntamento è quello in cui si finisce ammazzate».