Roma, 28 marzo 2018 - Un'ondata di farmaci moderni sta per perdere il brevetto e potrà essere prodotta liberamente a costi ridotti. Parliamo di farmaci biologici, sempre più sofisticati, non più frutto di sole sintesi chimiche ma elaborati, modificati, addomesticati.

Dopo classici che tutti conoscono, come l’Aspirina o il Viagra, entrano pian piano in pista i sosia delle nuove insuline, i duplicati dei fattori di crescita, gli anticorpi monoclonali per i tumori. È la rivoluzione dei biosimilari, che pone sullo stesso piano prodotti griffati e generici. La domanda resta la stessa di sempre: l’originale è meglio della copia? L’Aifa, Agenzia italiana del farmaco, ha detto una volta per tutte che sono sullo stesso piano.

Dalla correzione del diabete all’eritropoietina nelle anemie, e via via per altre applicazioni, la rivoluzione dei farmaci a costo contenuto si fa strada. In Italia, secondo una ricerca Ernst&Young, almeno 200mila persone faticano ancora ad accedere alle cure più evolute per malattie reumatiche e autoimmuni, dermatologiche e gastroenterologiche. Ma ora la musica cambia.

Per esempio per la psoriasi, quelli trattati con il farmaco biologico griffato sono 16mila ma potrebbero essere ben di più, tra i 34mila e i 184mila. Dei 200mila con artrite reumatoide, i pazienti in sottotrattamento sono tra i 5mila e i 20mila. Dei 52mila con malattia intestinale di Crohn, quelli a corto di biologici sono 18mila. «Sono dati che vanno approfonditi ma è chiaro che c’è un range di persone che dovrebbero esser trattate con il farmaco biologico e non lo sono», dice Manlio Florenzano coordinatore dell’IBG, associazione delle aziende produttrici di biosimilari. «Dovrebbe esserci più attenzione verso chi non ha avuto ancora cure appropriate».

I medicinali biosimilari, gemelli dei corrispettivi biologici, mantengono «garanzie di efficacia, sicurezza e qualità», secondo l’Aifa, e sono «intercambiabili con i corrispondenti originatori di riferimento». C’è dunque la possibilità di estendere i trattamenti, «fermo restando il ruolo del medico, è lui arbitro della prescrizione», concetto sul quale concordato i dirigenti Aifa e il presidente Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi.

«I biosimilari sono strumenti utili alla sostenibilità del sistema – aggiunge da parte sua Eugenio Aringhieri, presidente del Gruppo Biotecnologie di Farmindustria – l’appropriatezza passa da elementi come la centralità del medico e la continuità terapeutica. Farmaci biologici e biosimilari non devono subire discriminazioni, e la prospettiva di un risparmio economico non deve introdurre discontinuità nel trattamento, o peggio discriminazioni».

«Ma nel nostro Paese – rimarca in conclusione Scaccabarozzi – c’è anche un problema di accesso alle terapie, sistemi sanitari regionali che viaggiano a 21 velocità diverse, regioni in cui è quasi immediato l’accesso ai farmaci, altre in cui ci vogliono giorni e giorni. Le istituzioni affrontino le problematiche da un punto di vista scientifico e non solo economico».