Napoli, 23 gennaio 2021 - Picconavano le rocce del porto di Napoli e i faraglioni di Capri per prelevare i datteri di mare. Sono 19 le misure cautelari notificate dalla Procura di Napoli nei confronti di altrettante persone, accusate di devastazione ambientale. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, realizzate grazie alla consulenza di un pool di esperti, è emerso che le operazioni illegali di prelievo hanno desertificato l'ecosistema che si trovava sul 48% delle pareti dei faraglioni che si trovano sott'acqua.

Per estrarre i datteri di mare dalle rocce i sub usavano anche martelli pneumatici e cariche esplosive. Lo scempio dell'ecosistema è stato ritenuto a tal punto grave che, secondo gli esperti, ci vorranno almeno trent'anni per rivedere ristabilito l'equilibro corrotto. Oltre alla notifica delle misure cautelari, sono state anche sequestrati tre locali commerciali, tra Napoli e Castellammare di Stabia, dove i datteri venivano nascosti prima dell'immissione in commercio, una somma di denaro ritenuta profitto della vendita, due natanti utilizzati per recarsi sui punti di prelievo della specie protetta e tutta la strumentazione adoperata per le estrazioni.

La Finanza, coordinata dalla quinta sezione della Procura di Napoli del sostituto procuratore Giulio Vanacore, ha ricostruito un vasto mercato illecito che vede coinvolte due organizzazioni (una napoletana e l'altra stabiese-caprese) le quali controllavano la raccolta abusiva e devastatrice dei datteri di mare da oltre trent'anni. Durante le intercettazioni telefoniche e ambientali, durante pochi mesi, è emerso che in quel breve lasso di tempo erano stati raccolti ben 8 quintali di datteri di mare, che nei periodi festivi arrivano a costare anche 200 euro al chilo.

Tra i reati contestati a vario titolo, figurano l'associazione per delinquere finalizzata al compimento di numerosi delitti ambientali, inquinamento e ricettazione. Si tratta, secondo gli investigatori, di una indagine pionieristica, integralmente accolta dal gip di Napoli Egle Pilla, alla quale hanno dato il loro contributo esperti (come il professore Giovanni Fulvio Russo, presidente della Società Italiana di Biologia Marina (SIBM) e il professore Marco Sacchi dell'istituto Scienze Marine del CNR) nella quale è stato raccolto e adoperato tutto l'impianto accusatorio elaborato di recente in materia di delitti ambientali, che poggia le sue basi, tra l'altro, anche sulle convenzioni internazionali dell'Unione Europea e delle Nazioni Unite sottoscritte a tutela dell'ecosistema e delle specie marine.