di Valentina Reggiani SASSUOLO (Modena) Non ha trovato la sua mamma ad attenderla vicino alla scuola, come faceva ogni giorno, così a piedi è andata a casa, ma nessuno le ha risposto al campanello. Pur avendo solo 11 anni ha capito che qualcosa sicuramente era accaduto e si è recata al commissariato. È così che la polizia, giunta in forze nella palazzina di via Manin, a Sassuolo, nel modenese, ha scoperto la strage messa in atto dal 38enne tunisino Nabil Dhahri: l’unica sopravvissuta, nata da una precedente relazione, ha dato l’allarme. Quando gli agenti del commissariato e della mobile sono entrati in casa si sono trovati dinanzi a una scena a cui nessuno mai vorrebbe assistere: l’ex compagna di Nabil, la 43enne Elisa Mulas era riversa a terra accanto alla madre...

di Valentina Reggiani

SASSUOLO (Modena)

Non ha trovato la sua mamma ad attenderla vicino alla scuola, come faceva ogni giorno, così a piedi è andata a casa, ma nessuno le ha risposto al campanello. Pur avendo solo 11 anni ha capito che qualcosa sicuramente era accaduto e si è recata al commissariato. È così che la polizia, giunta in forze nella palazzina di via Manin, a Sassuolo, nel modenese, ha scoperto la strage messa in atto dal 38enne tunisino Nabil Dhahri: l’unica sopravvissuta, nata da una precedente relazione, ha dato l’allarme. Quando gli agenti del commissariato e della mobile sono entrati in casa si sono trovati dinanzi a una scena a cui nessuno mai vorrebbe assistere: l’ex compagna di Nabil, la 43enne Elisa Mulas era riversa a terra accanto alla madre Simonetta Fontana (64 anni). I corpi ‘crivellati’ di coltellate sul petto e sulla schiena: probabilmente avevano cercato con ogni forza di sfuggire alla crudele furia omicida dell’uomo. In corridoio i corpicini di Ismaele e Sami, 2 e 5 anni, dilaniati dai colpi inferti dalla persona che più di ogni altro avrebbe dovuto proteggerli. I cadaveri dei piccoli erano quasi totalmente coperti da quello del padre Nabil che, dopo averli stretti in un crudele abbraccio mortale, si è tagliato profondamente un braccio per poi morire dissanguato.

"Una strage annunciata", gridano le amiche. Perché Elisa, dopo aver subito minacce di morte, voleva denunciare e a loro lo aveva confidato. Ma non ha fatto in tempo. Lui è arrivato prima e ha cancellato per sempre il suo sorriso e quello dei suoi bambini. "Se non mi fai vedere i bambini, ricordati che ti ammazzo" l’aveva minacciata due giorni prima del massacro ed Elisa aveva registrato tutto, per poi far ascoltare l’audio all’amica Patrizia. Su Facebook, il 25 ottobre, la 43enne aveva postato un’immagine contro i femminicidi e le violenze sulle donne, invitando a non stare in silenzio. Un mese prima, sempre sui social scriveva: "Il mio consiglio è questo: prima di fidarvi, illudervi, di innamorarvi e fare passi datevi tempo, il carattere non si può nascondere ma solo velare...". Alla fine, spiegando che "non lo sopporto più, sono nauseata e vorrei essere libera (scriveva a un’altra amica)" aveva deciso di lasciarlo e, probabilmente, da quel momento in poi – ovvero dal rifiuto – Nabil a covare odio. Il giorno prima del delitto Elisa si era incontrata con un’altra amica di infanzia: "Mi ha detto che era felice, finalmente serena e così pure i suoi bimbi. Mi ha confermato che lo aveva lasciato, ma io la conoscevo bene: non pensava potesse mai capitare una cosa simile altrimenti avrebbe subito sporto denuncia". Eppure il tormento e forse la paura già divoravano Elisa da tempo. "Se avessi la possibilità; se potessi uscire di casa... ma dovrei essere a posto col lavoro. Ho tre figli – confidava a un’altra amica di infanzia – quando gli viene il nervoso lui non guarda a chi c’è in casa".

Mentre le indagini della squadra mobile, diretta da Mario Paternoster e degli agenti del commissariato proseguono c’è anche un altro punto interrogativo, legato alla premeditazione: i colleghi di Nabil – addetto alle vendite alla Lidl di Sassuolo – hanno spiegato agli inquirenti che mercoledì mattina ha dato in escandescenze. Ora la procura di Modena disporrà una perizia sul cellulare della vittima per capire se effettivamente Elisa avesse registrato quelle minacce ma anche se – come affermano alcune amiche – in un’occasione avesse ‘trascinato’ il compagno davanti alle forze dell’ordine, registrando la conversazione. Da ieri mattina un pellegrinaggio composto e rispettoso è passato dal civico 28 di via Manin, rivolgendo una preghiera per una famiglia cancellata in modo così brutale. "Nell’ultimo periodo mi aveva parlato di minacce – racconta Erika Scalici – ma forse non aveva dato alla cosa il peso che meritava. Solo di recente mi aveva confessato di essere pronta a denunciarlo".