Andrea Segré* Dopo tre giorni di lavori si è chiuso a Roma il pre-summit delle Nazioni Unite sui sistemi agroalimentari mondiali. Il quadro è drammatico. La crisi pandemica ha acuito povertà e diseguaglianze, generando condizioni di insicurezza alimentare per il 12% della popolazione mondiale. Oggi 2,37 miliardi di persone non hanno un accesso adeguato al cibo, ben 320 milioni in più...

Andrea

Segré*

Dopo tre giorni di lavori si è chiuso a Roma il pre-summit delle Nazioni Unite sui sistemi agroalimentari mondiali. Il quadro è drammatico. La crisi pandemica ha acuito povertà e diseguaglianze, generando condizioni di insicurezza alimentare per il 12% della popolazione mondiale. Oggi 2,37 miliardi di persone non hanno un accesso adeguato al cibo, ben 320 milioni in più rispetto al 2019. Nel 2030 soffriranno ancora la fame 660 milioni di persone. Tuttavia, in vista del vertice di settembre all’ONU, sono emersi un paio di elementi importanti.

Il primo è che le politiche alimentari mondiali si fanno in Italia che dal dopoguerra ospita le agenzie dell’ONU dedicate al cibo: oltre alla FAO, anche il WFP dedicato alle emergenze alimentari e l’IFAD che finanzia progetti di sviluppo agricolo. Pochi lo sanno, ma il ruolo del nostro Paese, che ha una rappresentanza diplomatica presso il polo agroalimentare romano molto attiva, può incidere sulle dinamiche mondiali.

L’Italia ha contribuito a lanciare nel 2020 la food coalition, una alleanza alimentare mondiale per superare la crisi pandemica finanziando progetti nei paesi più colpiti dalla pandemia. Una sfida importante per non perdere ulteriormente l’abbrivio, fortemente rallentato dalla pandemia, degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030. Fame zero non è più un obiettivo possibile.

Tuttavia, e questa è il secondo elemento, il direttore generale FAO ha detto chiaramente che ora diventa prioritario azzerare lo spreco alimentare, circa un terzo della produzione globale. È un paradosso: con ciò che si perde lungo la filiera potrebbero mangiare due miliardi di persone, e invece si genera una parte rilevante del riscaldamento globale.

Sarà importante che questi impegni vengano mantenuti a New York in settembre e che ai progetti vengano date gambe finanziarie e fornendo a tutti, indistintamente, vaccini e tecnologie: una salute, un pianeta.

*Professore ordinario

Università di Bologna