Miriam Segato, 31 anni, originaria di Capalbio, lavorava. a Parigi come cameriera in un ristorante italiano
Miriam Segato, 31 anni, originaria di Capalbio, lavorava. a Parigi come cameriera in un ristorante italiano
di Luca Mantiglioni CAPALBIO (Grosseto) Le vite, loro, avrebbero dovuto pensare a salvarle, perché quando di professione fai l’infermiera questo dovrebbe essere il primo pensiero che ti guida di fronte ad una situazione di emergenza. Invece, non è andata così. Loro, due ragazze di 25 anni, infermiere parigine, dopo aver investito lungo la Senna con il monopattino elettrico Miriam Segato se ne sono andate senza fermarsi né prestare soccorso. Miriam, 31 anni, che a Parigi...

di Luca Mantiglioni

CAPALBIO (Grosseto)

Le vite, loro, avrebbero dovuto pensare a salvarle, perché quando di professione fai l’infermiera questo dovrebbe essere il primo pensiero che ti guida di fronte ad una situazione di emergenza. Invece, non è andata così. Loro, due ragazze di 25 anni, infermiere parigine, dopo aver investito lungo la Senna con il monopattino elettrico Miriam Segato se ne sono andate senza fermarsi né prestare soccorso. Miriam, 31 anni, che a Parigi viveva da qualche anno e lavorava come cameriera in un ristorante italiano, dopo quasi una settimana è morta in ospedale senza aver mai ripreso conoscenza. Troppo gravi le lesioni alla testa causate dal violento impatto con l’asfalto. La polizia francese si è mossa subito con grande solerzia, tappezzando addirittura la zona di cartelli per la ricerca di testimoni che potessero aiutare a dare un’identità alle due giovani che viaggiavano con il monopattino in una zona pedonale.

E i testimoni pare siano arrivati e il loro racconto ha portato i gendarmi a presentarsi a casa delle due infermiere. Perquisizione, interrogatorio e poi la decisione che sì, c’erano gli elementi per porle in stato di fermo e, intanto, di muovere l’accusa di omicidio colposo aggravato dalla fuga. Pare, però, che qualcuno fra i testimoni abbia pure detto che le due responsabili dell’investimento fossero anche alticce, che avevano bevuto parecchio. Tutto da dimostrare, s’intende, ma la legge francese in questo caso – omicidio colposo e doppia aggravante – prospetta una pena di 10 anni di carcere e 150mila euro di ammenda.

Miriam Segato era arrivata a Parigi partendo da Capalbio dove ancora la mamma, due sorelle e un fratello risiedono. Aveva trovato lavoro in un ristorante italiano e proprio da lì, lunedì 14 giugno, era uscita al termine del suo turno. Passata la mezzanotte, stava passeggiando insieme a un’amica sulla Georges Pompidou, lungo l’Ile de la Cité. È stata l’ultima passeggiata che il destino le ha concesso nella Ville lumiére, perché poi – scaraventata a terra dal monopattino elettrico – non ha potuto neanche vedere le luci dell’ambulanza che ha tentato una disperata corsa verso l’ospedale dove i medici, a distanza di poche ore, ne avevano già dichiarato la morte cerebrale. Qualcosa di Miriam, però, a Parigi rimarrà. La famiglia ha autorizzato l’espianto degli organi. Forse, almeno il suo cuore, potrà restare nella città che amava.