Diffusione di fake news sul web (Newpress)
Diffusione di fake news sul web (Newpress)

Roma, 3 dicembre 2017 - Bufale web. Negli Stati Uniti si sta indagando su chi abbia generato fake news, in italiano «le menzogne in rete», durante le campagna elettorale in cui Trump è stato eletto presidente. Si presuppone, infatti, che con l’aiuto della Russia si siano diffuse notizie false tanto da influenzare l’esito delle elezioni. Il pericolo esiste anche in Italia, che tra qualche mese sarà chiamata alle urne. Il fenomeno è già ampiamente diffuso nel nostro Paese e ha pienamente coinvolto il mondo politico attraverso una comunicazione «virale», utilizzando foto e video taroccati. Anche se a volte le bugie nel web sono così esagerate da renderle immediatamente riconoscibili come tali, spesso invece si tratta di notizie verosimili, forti nel contenuto e difficilmente catalogabili come una burla. L’ultima, in ordine di tempo, che ha fatto scalpore, è stata una foto in cui si vedevano rappresentanti del governo e delle istituzioni ad un fantomatico funerale di Riina
 
I livelli di pericolosità sono diversi. Alcune volte sembra che dietro le fake news italiane si nasconda una regia che abbia un interesse specifico, cioè favorire una parte politica screditando gli avversari, altre invece potrebbe apparire come uno scherzo di cattivo gusto, senza fini precisi. Probabilmente i due comportamenti coesistono, ma in entrambi i casi gli italiani subiscono false informazioni che incidono nella formazione delle opinioni. 
Il 60% della popolazione che naviga in rete ha dichiarato di essere incappato più volte in una fake news, per poi accorgersi nel tempo che si trattava di una menzogna abilmente pilotata. Per comprendere bene il pericolo, bisogna pensare che per il 62% degli italiani la rete attualmente è la «principale» fonte per ricercare notizie, segue per il 50% la televisione e solo per il 20% la carta stampata. Ovviamente, una stessa persona utilizza diversi modi per tenersi informato, ma su tutti prevale la rete in quanto è considerata di facile consultazione e di immediata fruizione. È interessante notare come l’utilizzo del web in questo settore sia crescente di anno in anno: nel 2016 la percentuale degli italiani che riconoscevano nella rete la loro fonte di informazione prioritaria era il 52%, nel 2015 il 48%. Quindi in appena 3 anni si è registrato un incremento del 14%, il che fa presupporre che nel prossimo triennio queste percentuali continueranno ad aumentare. Pertanto è inevitabile ritenere che il problema della «falsa comunicazione nel web» sia una delle tematiche che il prossimo governo dovrà approcciare. 
 
I cittadini hanno le idee chiare in proposito e il 65% ritiene che, anche se è legittimo che la rete sia libera da vincoli, non è corretto utilizzare il web per diffondere falsità e quindi c’è bisogno di una legislazione specifica. Il 52% è favorevole alla possibilità di punire con multe o addirittura con il carcere (dipende dalla gravità del contenuto delle fake news) chi genera bufale web, il 55% condivide l’ipotesi di creare un’authority specifica, o meglio un centro di coordinamento, che possa intervenire nei casi in cui una falsa comunicazione possa inquinare la formazione della libera opinione. Se la rete, quindi, ha avuto il suo grande appeal nella popolazione proprio per il fatto di essere una piattaforma aperta alle idee di tutti, oggi gli stessi internauti ne evidenziano i limiti, il cattivo uso e le strumentalizzazioni. È inevitabile che l’utilizzo del web continui ad aumentare nei prossimi anni. Probabilmente bisognerà intervenire. Non per diminuire le libertà di espressione, ma per bonificare e fare in modo di preservare la rete da inquinamenti finalizzati alla manipolazione dell’opinione pubblica.