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20 feb 2021

Faida M5s, il no al governo costa 40 espulsi Accuse a Dibba: "Si comporta come Renzi"

Decretata la cacciata dei dissidenti (e degli assenti ingiustificati) sulla fiducia a Draghi: sono 15 al Senato e 25 alla Camera. Ma i probiviri si spaccano: "Sospendere la decisione". E c’è chi punta il dito contro Di Battista: alimenta i malumori per fare la scissione

20 feb 2021
elena g. polidori
Cronaca

di Elena G. Polidori Quaranta espulsi. Almeno sulla carta. Quindici al Senato e 25 alla Camera, quanto basterebbe, a rigor di regolamenti, per formare gruppi autonomi in ambedue i rami del Parlamento. E questo ha portato Vito Crimi, ma anche altri big stellati governisti, a porsi il problema non solo della perdita del ruolo di partito di maggioranza relativa, con annessi privilegi, ma anche dei posti di sottogoverno, 13 poltrone da sottosegretario che diventerebbero 10 in caso di scissione con tanto di nuovo gruppo e simbolo diverso. Il terremoto del voto di fiducia al governo Draghi lascia strascichi dolorosi e inattesi per il M5s, i cui maggiorenti (Crimi, certo, ma anche Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli, passando per Stefano Buffagni, Nunzia Catalfo e Alfonso Bonafede) ieri hanno cercato in ogni modo di frenare quella che appare una frana capace di travolgere davvero tutto quello che è stato il Movimento in questi ultimi dieci anni. L’ex ministro Bonafede ha chiesto unità per "difendere le nostre riforme", così come l’altra ex ministra, la Catalfo, ma per tutta risposta Nicola Morra e Barbara Lezzi hanno insistito con la volontà di candidarsi al nuovo direttorio, nonostante per loro la lettera di espulsione sia già stata recapitata. Ma questa delle espulsioni rischia di diventare un problema nel problema per i grillini di governo. Perchè ieri è esploso il caso probiviri, l’organo che, come in ogni partito, è preposto a decidere in caso di provvedimenti disciplinari. C’è chi ventila la possibilità che sul tavolo dei tre giudici interni – la ministra Dadone, il consigliere regionale veneto Jacopo Berti e la consigliera comunale, anche le i veneta, Raffaella Andreola – ci sia anche l’ipotesi delle dimissioni che potrebbero presentare proprio questi ultimi due, mettendo dunque in stand by la decisione contro gli espulsi in pectore. E questo anche se ...

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