Matteo

Massi

Sparare a casaccio. Senza prenderci, quasi mai. La mira di Facebook è assai fallibile, soprattutto quando si arroga il diritto di censurare senza un reale perché. Già la censura è qualcosa di disturbante, soprattutto in una società aperta (o presunta tale). Figuriamoci, sotto dettatura di pochi, senza andare a vedere se ci siano o meno gli estremi.

Succede che il gruppo su Facebook "Noi che amiamo Lino Banfi official" che raduna qualcosa come 117mila fan dell’attore, sia stata oscurato. Il motivo? Ha violato gli standard del social network su violenza e sesso. Il gruppo contiene le frasi più celebri di Banfi estrapolate dai suoi film e poi postate su Facebook. Così le immagini di Gloria Guida nuda in doccia nel film "La liceale seduce i professori" e di Edwige Fenech in topless in "Zucchero, miele e peperoncino" sono considerate pornografiche e offensive. Si dà il caso che tra i sostenitori di questo gruppo Facebook ci sia anche Gloria Guida che, come altri attori e attrici di quella che è stata ribattezzata "commedia sexy", ha messo il suo mi piace alle immagini e ai contenuti.

Se non fosse vero, ci sarebbe da pensare a uno scherzo, di pessimo gusto. E invece è vero ed è un po’ inquietante considerare come la censura di Facebook possa essere perfino retroattiva su film e battute di un’altra epoca. "Ci stanno togliendo la possibilità di ridere e far ridere", ha detto Banfi al proposito. Dargli torto è impossibile.