Il Consiglio di Stato contro Facebook: «Non è gratis, gli utenti pagano fornendo i dati personali». In foto il ceo Mark Zuckerberg
Il Consiglio di Stato contro Facebook: «Non è gratis, gli utenti pagano fornendo i dati personali». In foto il ceo Mark Zuckerberg

Matteo

Massi

è un vecchio pezzo dei Cccp, quando Giovanni Lindo Ferretti si credeva ancora punk, che faceva così: "Niente è gratis, niente a posto. Le insegne luminose attirano gli allocchi". E il titolo, neanche a dirlo, è “Tu menti“. Che il Consiglio di Stato certifichi che Facebook non può definirsi gratuito è una mera constatazione. Ma davvero, anche solo per un istante, abbiamo creduto che il social network in questione, come gli altri d’altronde, fosse il Paradiso? Che non avremmo dovuto dare nulla in cambio per ottenere un servizio?

Ora il Consiglio di Stato dice ciò che è nell’ordine delle cose: un servizio che sfrutta i dati personali degli iscritti per finalità commerciali non può essere considerato a costo zero. Quindi la dicitura ’servizio gratuito’ è una bugia col naso lungo. Detto che nel 2021 è difficile solo immaginare che ci sia qualcuno che pensi davvero che l’accesso a qualsiasi social network sia realmente free – basta guardare la propria mail piena zeppa di consigli per gli acquisti – la pronuncia del Consiglio di Stato serve a ribadire un concetto, che non va mai dato per scontato (anche in senso materiale): i nostri dati sono un bene prezioso. Quanto valgono? Difficile quantificarlo in denaro. Di certo sta a noi, in un uso sempre più responsabile della Rete, decidere a quanto (dei nostri dati) siamo disposti a rinunciare per ottenere un servizio. E dare, di conseguenza, a quel servizio la giusta priorità nelle nostre vite.