Cristina con i figli (da Qn)
Cristina con i figli (da Qn)

La giurisprudenza riconosce l’eredità digitale. Almeno in Germania, dove la Corte suprema di Karlsruhe ha dato ragione ai genitori di una quindicenne, morta travolta da un treno, che rivendicavano il diritto di utilizzare l’account Facebook della figlia. Tutto ha inizio nel 2012, quando avviene la tragedia. Ancora oggi, a distanza di sei anni, non è chiaro se la giovane sia stata vittima di un’incidente oppure si sia volontariamente gettata sotto il convoglio. Fin da subito i genitori della ragazzina si sono attivati per chiedere a Facebook di poter accedere all’account della figlia deceduta. Obiettivo, togliersi ogni dubbio su quella morte che ha distrutto loro la vita. Il social, però, ha bocciato la richiesta della coppia e, per ragioni di privacy, ha trasformato il loro profilo in una ‘pagina memoriale’ dove gli amici virtuali possono lasciare messaggi o dediche ma sulla quale nessuno può modificare i dati o visionare conversazioni private. Mamma e papà della quindicenne non si sono arresi e hanno portato la vicenda in tribunale. I giudici di primo grado di Berlino hanno danno loro ragione, stabilendo che il profilo Facebook dell’adolescente sia da intendere coperto dalla legge sull’eredità, inclusi i contenuti digitali creati dalla ragazza. Ergo, i genitori possono utilizzare l’account. Non per la piattaforma digitale che ha impugnato la sentenza e l’anno scorso ha incassato, in sede di appello, il ribaltamento del verdetto. Si è arrivati così al pronunciamento della Corte di Karlsruhe che, sulla falsariga della sentenza del tribunale di primo grado, ha considerato il profilo dell’adolescente come parte del patrimonio ereditario, compresi post e messaggi privati. "Siamo rispettosamente in disaccordo con la sentenza", è il commento di Facebook. Poco importerà ai genitori della quindicenne che finalmente potranno accedere alla pagina. E capire forse qualcosa in più su una morte comunque assurda e inaccettabile.

Cuneo, 15 luglio 2018 - Luca come Anne (nome di fantasia). Lui cuneese, lei tedesca. Entrambi strappati alla vita in giovane età, a 22 anni il primo, precipitato dal Cervino l’estate scorsa, a 15 la seconda, nel 2012 investita da un treno. Tutti e due con una pagina Facebook sulla quale condividevano sogni e speranze e sulla quale i loro destini post mortem si sono separati. Al temine di una lunga battaglia legale contro la piattaforma di Mark Zuckerberg, i genitori della ragazza tedesca sono riusciti a ottenere la riattivazione del profilo social della figlia. Per Cristina Giordana, la mamma di Luca, invece, l’accesso al profilo del ragazzo è da tempo off limits.

La Germania potrebbe dare il buon esempio. 

"Ritengo molto logica la sentenza della Corte suprema tedesca, chissà che adesso non si muova qualcosa anche nel caso di mio figlio Luca. Come madre ho ereditato i suoi piccoli averi e fin da subito ho trovato senza senso il non potergli succedere sul suo profilo di cui conosco la password".

L’aveva ottenuta direttamente da lui?

"Certo, me l’aveva data Luca, non perché pensasse di morire, quello era l’ultimo dei suo problemi, ma per il semplice motivo che io e lui condividevamo tutto. Conoscevo le password della sua email personale e dell’università".

Per mesi lei ha pubblicato dei post come se fosse suo figlio a scrivere.

"Sì, fin quando il social non mi ha bloccato l’accesso, trasformando il profilo da attivo a commemorativo, sulla pagina ho scritto tutta una serie di notizie meravigliose. Come quella relativa al fatto che la sua foto è arrivata sugli 8mila metri del Dhaulagiri. Lui, appassionato di alpinismo, sognava di salire fin lassù".

Scrivere sulla pagina di Luca le è servito per rielaborare il lutto? 

"Sicuramente, tra noi due c’era una fortissima empatia. Eravamo anche amici sul social. Spesso i ragazzi non vogliono che i loro genitori conoscano quanto scrivano e condividano su Facebook. Luca aveva il suo carattere ben definito, ma io sono stata il suo punto di riferimento, tanto che non mi è stato difficile discutere la sua tesi in ateneo". 

Ora la pagina è blindata.

"Dall’inizio dell’anno, dopo che qualcuno ha comunicato al social la morte, è diventata una pagina memorial, con tanto di fiorellini azzurri che a guardarli mi fanno accapponare la pelle. Io non avevo segnalato il decesso non perché volevo violare il regolamento di Facebook, semplicemente per mia ignoranza credevo che il profilo sarebbe rimasto comunque sempre aperto".

Lei sa che dalle impostazioni del social è possibile indicare un erede digitale?

"A un ventenne non passa per la testa l’idea di fare ‘testamento’".

A partire dalla sua esperienza che cosa direbbe a Zuckerberg?

"Gli ho scritto più volte, ma non mi ha mai risposto... Comunque gli direi che è particolarmente doloroso per un genitore vedersi dall’oggi al domani impossibilitato ad aggiornare la pagina del proprio figlio che non c’è più. Questo è quanto mi è successo. Una madre o un padre, che ha la password di accesso al profilo ed è pure tra gli amici Facebook del giovane, è giusto che possa continuare a tenere viva la pagina".