di Andrea Fiori Puoi scriverci qualsiasi cosa. Che ti fa male un callo, che stai uscendo di casa per fare una strage. Ma annunciare su Facebook uno spettacolo teatrale dedicato alla figura di Nilde Iotti – membro della Costituente, prima donna alla presidenza della Camera – no, non si può. È di parte. L’algoritmo del social ha...

di Andrea Fiori

Puoi scriverci qualsiasi cosa. Che ti fa male un callo, che stai uscendo di casa per fare una strage. Ma annunciare su Facebook uno spettacolo teatrale dedicato alla figura di Nilde Iotti – membro della Costituente, prima donna alla presidenza della Camera – no, non si può. È di parte. L’algoritmo del social ha censurato l’inserzione scritta dall’attrice-interprete della Iotti perché – si legge nella motivazione – "menziona personaggi politici o temi sociali delicati in grado di influenzare l’opinione pubblica e dei votanti, con conseguenze sul risultato di un’elezione o su una legge in attesa di approvazione". A dare la notizia è stata – tra incredulità e rabbia per il torto fatto alla memoria della statista – la stessa attrice.

Monica Morini, reggiana come la Iotti, autrice e interprete di un teatro che una volta si sarebbe detto "d’impegno sociale", per raccontare la vita della parlamentare ha studiato carte, letto interviste, fatto visita alle amiche, le anziane esponenti del Pci che condivisero con la Iotti parte del suo lungo cammino politico.

Ne è uscito un testo sincero, che non tace le asprezze di un partito che non perdonava alla giovane esponente l’amore per il leader Togliatti. Morini – proprio su Facebook, per rendere la pariglia – si è tolta qualche sassolino dalle scarpe. "‘Nilde, una donna della Repubblica’, è considerato di parte. Quale parte, mi domando, non va? La parte delle donne, quelle che Nilde ha difeso per tutta la vita, la parte della Costituzione di cui è stata madre, quella della famiglia basata sui sentimenti e non sul dovere di accasamento. Quale parte? Io voglio stare da quella parte". E stasera si va in scena.