Andrea

Bonzi

Il romanticismo è morto. Da un bel po’, a dire il vero. E non certo per colpa dell’ultima app danese iConsent, che ha sollevato un polverone, non solo in patria. Funziona così: ci si iscrive, si sceglie ununa partner, e lo si invita a fare sesso. L’invito dura solo 24 ore: se viene accettato, l’app invia i numeri di telefono e favorisce l’incontro; se viene declinato, si torna sconosciuti come prima. Meccanicistico, ma dall’efficacia scandinava.

iConsent non è certo la prima app di dating a uscire sul mercato. Anzi, arriva lunga: Tinder ha 5 milioni di iscritti paganti e permette di ‘sfogliare’ compulsivamente le foto delle persone disponibili fino a che non ci si ‘piace’ (con un like virtuale) reciprocamente. E poi ancora Bumble, dove solo le donne possono prendere l’iniziativa, o Grindr, popolare tra gli omosessuali. Il sesso con un click è stato sdoganato da anni. E ha favorito anche la nascita di relazioni lunghe: è un modo come un altro per conoscersi, tanto più con lockdown e distanziamento sociale.

Però, un particolare inquieta. iConsent esce a un mese dall’ok a una nuova legge danese: il sesso senza consenso esplicito è considerato stupro.

Sessuologi e avvocati sono preoccupati: dire ‘lo voglio’ con un click è vero consenso? E potrebbe essere portato come prova a favore dell’accusato in un processo per stupro? Questo sì, sarebbe inaccettabile. Di frasi come ‘se l’è cercata’ ne abbiamo abbastanza.