Fabrizio Corona al Tribunale di Milano (LaPresse)
Fabrizio Corona al Tribunale di Milano (LaPresse)

Milano, 30 marzo 2017 - È il prezzo della celebrità: gli altri pagano, lui incassa. Fino a «40mila euro» per una serata in un locale di Roma un anno fa «per festeggiare là il suo compleanno», «25 mila euro di regola incassati» per più eventi nelle discoteche in una sola nottata, «1.500 euro» per «dieci minuti» di apparizione a un aperitivo e «2 mila euro» per una comparsata alla festa di compleanno di un 18enne.

È solo una parte del tariffario di Fabrizio Corona, con compensi «in gran parte in nero», raccontata dai testi del processo milanese che lo vede alla sbarra per quei circa 2,6 milioni di euro in contanti trovati in un controsoffitto della casa della sua collaboratrice storica Francesca Persi e in parte anche in una cassetta di sicurezza in Austria. Oltre ai dettagli sugli incassi per le ospitate nei locali notturni svelati dal gestore delle serate di Corona («uscito dal carcere per il primo evento portò a casa 15mila euro», ha detto), c’è stato spazio anche per una sfilata di clienti dell’ex re dei paparazzi e della società a lui riconducibile, la Atena srl, tra cui un odontoiatra che pagò «10mila euro per la pubblicità» al suo studio «con visite di celebrità e altro».

Soddisfatti i difensori di Corona, gli avvocati Ivano Chiesa e Luca Sirotti, che puntano a dimostrare che lui era una macchina da soldi, anche se in nero, e «l’unico arrestato per un problema solo fiscale».

La prima a testimoniare è stata una donna che gestisce un negozio di abbigliamento in Brianza e che ha raccontato di aver pagato in contanti per la presenza di Corona nel suo locale. «È stato bravissimo, ha fatto foto e autografi – ha spiegato –. L’evento è andato bene, ma purtroppo sul mio lavoro non ha avuto ricadute positive». È toccato poi al titolare di una società di eventi spiegare di aver «pagato Corona con un bonifico da 610 euro e poi con duemila cash senza fattura» per tre quarti d’ora ai Magazzini Generali, discoteca milanese. «È stata una persona piacevole con la clientela».

Un altro teste, «agente di commercio ma anche curatore d’immagine», ha sostenuto che avrebbe dovuto sborsare «da contratto» 13mila euro ad Atena «perché divulgasse, attraverso Corona, la mia immagine nei social». «Corona mi ha presentato un po’ di persone, mi ha fatto fare qualche scatto con lui, e io ho pagato solo per i primi due mesi in cui mi ha seguito, poi più niente perché mi sono sentito un po’ abbandonato». Ha aggiunto però di essersi occupato dei vestiti che avrebbero dovuto indossare Le Donatelle (il duo formato dalla fidanzata di Corona, Silvia Provvedi, e dalla gemella Giulia) «per un servizio fotografico sulla rivista Playboy. In questo caso – ha spiegato – chi posa su Playboy è più nudo che altro, bisogna trovargli dei vestiti, diciamo, sexy». E come, sennò.