Milano, 12 novembre 2019 - Avviato l'iter per il recesso del contratto d'affitto dell'ex Ilva da parte di ArcelorMittal, sebbene nei giorni scorsi il governo abbia inviato le sue controproposte per riprendere la trattativa. I legali del colosso dell'acciaio hanno infatti depositato l'atto di citazione presso il Tribunale di MIlano e il presidente Roberto Bichi assegnerà domani, secondo dei rigidi criteri tabellari, il procedimento a una delle due sezioni specializzate in materia di imprese. 

MAGGIORANZA DIVISA SU SCUDO PENALE - Intanto l'esecutivo è al lavoro per trovare soluzioni e salvare occupazione e ambiente. Tra le ipotesi sul tavolo c'è anche la possibilità di uno scudo penale, oltre alla revisione del contratto d'affitto e alla eventualità della cassa integrazione per i lavoratori. Ma l'idea di reintrodurre la tutela legale non piace al M5s. Il premier Giuseppe Conte oggi ha incontrato diversi parlamentari pugliesi per ribadire il suo impegno, ma quando è emerso il tema il confronto si è irrigidito con l'ex ministro Barbara Lezzi che ha ribadito il suo "no". "Sarebbe un problema enorme per la maggioranza", ha sottolineato quindi Luigi Di Maio, rispondendo alla domanda su un eventuale emendamento per reintrodurre lo scudo penale presentato da Italia Viva o dal Pd. "Se cominciamo con gli sgambetti, Italia Viva è quella che ha più da perdere", ha poi aggiunto durante la registrazione di 'Fuori dal coro'.

I SINDACATI - A muoversi però sono anche Fim, Fiom e Uilm, che chiedono "un incontro urgente e un confronto per discutere sulle prospettive e sul rispetto degli accordi e impegni assunti". Il tavolo - sostengono i sindacati - deve svolgersi al Mise dove ha avuto luogo la procedura sulla cessione del ramo di azienda ad ArcelorMittal (ex art.47) che si è conclusa con l'accordo del 6 settembre 2018. Le federazioni dei metalmeccanici "esprimono valutazioni diverse da quelle sostenute sulla sussistenza delle condizioni giuridiche per la rescissione del contratto di affitto e quindi per la procedura di retrocessione dei relativi rami d'azienda in capo ad Ilva, come già espresso dai commissari straordinari". 

"INCIDENTE A TARANTO" - Gli stessi sindacati hanno anche denunciato "un incidente gravissimo" nell'acciaieria 2 dello stabilimento di Taranto. Una siviera (un grosso contenitore che trasporta acciaio liquido, ndr) "appena uscita" dal convertitore 1 "si è bucata sversando acciaio in fossa e procurando fiamme altissime che raggiungevano delle tubazioni di gas - hanno riferito Fim, Fiom e Uilm -. Solo l'intervento tempestivo dei vigili del fuoco che hanno gestito l'emergenza in maniera professionale, ha evitato il peggio". Non ci sono stati infatti feriti. I sindacati parlano di "mancanza inaudita": "la completa assenza della distribuzione d'acqua della linea d'emergenza che doveva essere utile al reintegro delle cisterne e di supporto a tutta l'acciaieria in caso di incendio". 

CONFINDUSTRIA: NO A NAZIONALIZZAZIONE - Tra le ipotesi in campo c'è anche quella di nazionalizzare l'azienda. Una scelta che però non piace a Confindustria. "Non amiamo le nazionalizzazioni. I problemi non si possono risolvere così", ha dichiarato il presidente Vincenzo Boccia. "Le polemiche e le colpe non servono più, aspettiamo che il presidente del Consiglio lavori e ci auguriamo e auspichiamo che si trovi una soluzione che coniughi sostenibilità ambientale con la sostenibilità economica e sociale, perché questa è la questione", ha aggiunto, sottolineando che risolvere la questione Ilva, "potrebbe essere una grande occasione per riparlare di sviluppo del Paese e del Mezzogiorno".