REGGIO EMILIA "Hanno sparato a Salvatore. È una tragedia!". Salvatore è Salvatore Silipo, 29 anni, originario di Cutro, in Calabria, residente a Santa Vittoria, in provincia di Reggio Emilia, padre di due bambini piccoli, un bambino di un anno e una bambina nata da una ventina di giorni che ieri, nel primo pomeriggio è stato freddato con uno o più colpi di pistola, presumibilmente alla nuca, negli uffici di un’officina specializzata nella vendita e cambio di pneumatici a Cadelbosco Sopra, in provincia di Reggio Emilia, della quale la vittima era stata dipendente fino a un mese e mezzo fa. In stato di fermo indiziario, eseguito dai carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Emilia e da quelli della Compagnia di Guastalla vi è Dante...

REGGIO EMILIA

"Hanno sparato a Salvatore. È una tragedia!". Salvatore è Salvatore Silipo, 29 anni, originario di Cutro, in Calabria, residente a Santa Vittoria, in provincia di Reggio Emilia, padre di due bambini piccoli, un bambino di un anno e una bambina nata da una ventina di giorni che ieri, nel primo pomeriggio è stato freddato con uno o più colpi di pistola, presumibilmente alla nuca, negli uffici di un’officina specializzata nella vendita e cambio di pneumatici a Cadelbosco Sopra, in provincia di Reggio Emilia, della quale la vittima era stata dipendente fino a un mese e mezzo fa.

In stato di fermo indiziario, eseguito dai carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Emilia e da quelli della Compagnia di Guastalla vi è Dante Sestito, 70 anni, anche lui originario di Cutro, titolare storico dell’officina in cui è avvenuto l’omicidio. Sarebbe sospettato, anche se al momento non vi è la conferma da parte delle autorità, che sia stato l’esecutore materiale dell’omicidio. Assieme a lui, interrogato dal sostituto procuratore presso il Tribunale di Reggio Emilia, Piera Cristina Giannusa, che coordina le indagini, vi è anche il figlio di Sestito, Antonio, pure lui presente al momento del delitto.

Nel primo pomeriggio. Sono poco prima delle 15. La zona artigianale di Cadelbosco è pressoché deserta in quel momento. Il silenzio è squarciato però da un colpo di pistola, forse più di uno sparati in via Verga 6A,all’interno dei capannoni dell’officina di ‘Dante Gomme’. A terra resta il corpo esanime di Salvatore Silipo.

Nella grossa rotonda su cui si affaccia il parcheggio dell’officina fuggono due persone con i vestiti lacerati per aver scavalcato in tutta fretta la recinzione. Li fermano i carabinieri giunti in prossimità del luogo dell’omicidio a sirene spiegate, allertati dalla chiamata dei residenti . Sono il fratello della vittima, Francesco e un cugino, Piero Mendicino. Secondo quanto trapelato nell’immediatezza della tragedia sarebbero stati assieme alla vittima negli uffici dove si è consumato il delitto e sono riusciti a fuggire da quella che avrebbe potuto essere una mattanza. Lo stesso Francesco Silipo è stato condotto, in quanto testimone oculare, anche lui in caserma e sottoposto alle domande degli inquirenti.

Un’esecuzione? Dinamica e movente sono tutt’ora al vaglio del Nucleo Investigativo dei Carabinieri reggiani, con al comando il Maggiore Maurizio Pallante e della dottoressa Giannusa. Ma l’ipotesi che nell’immediatezza della tragedia serpeggiava in via Verga è che possa essersi trattato di una vera e propria esecuzione. I tre giovani, infatti, sarebbero stati invitati direttamente negli uffici dell’officina. Chi indaga sta lavorando a ricostruire con esattezza la dinamica, il movente, il contesto: si tratta di persone lambite da alcune indagini.

L’azienda era rimasta coinvolta in una maxi-inchiesta, chiamata ‘Billions’, su un’associazione a delinquere che faceva profitti grazie alle fatture false, con con un’udienza fissata nei prossimi giorni anche per il figlio, Antonio Sestito, imputato insieme ad altre 190 persone. Qualche anno fa la Dante Gomme aveva subito un attacco a colpi d’arma da fuoco. Anche l’assassinato aveva avuto problemi con la giustizia: a metà del 2020 era stata arrestato insieme ad un’altra persona per un’attività di spaccio di cocaina, con la base in un garage nel paese di Gualtieri. Era stata sequestrata cocaina e il materiale per confezionarla

Le indagini sono iniziate immediatamente. Parallelamente agli interrogatori; presso il capannone a Cadelbosco, oltre ai militari del Nucleo Investigativo sono arrivati gli operatori del Ris di Parma. A loro spetta il compito di trovare gli indizi e le prove per sostanziare le ipotesi investigative sul tappeto.

Nicola Bonafini