Il radicale Marco Cappato, 50 anni, è il leader dei promotori dell’eutanasia legale
Il radicale Marco Cappato, 50 anni, è il leader dei promotori dell’eutanasia legale
di Ettore Maria Colombo Quando il Paese è più avanti del Parlamento, di solito, ce ne si accorge dopo decenni. In questo caso, tutto si sta consumando in pochi mesi. Mentre il Parlamento, infatti, non è stato capace di produrre, dal 2018, un testo condiviso sul ‘fine vita’, sono diventate oltre 750mila le persone che hanno firmato il referendum sull’eutanasia ‘legale’ (tema divisivo di suo) lanciato dall’Associazione ’Luca Coscioni’ e appoggiato solo dai Radicali. Tra i firmatari, per peso specifico, spiccano il cantautore Francesco Guccini (Vasco Rossi e Jovanotti lo avevano preceduto), il conduttore Pif, lo scrittore...

di Ettore Maria Colombo

Quando il Paese è più avanti del Parlamento, di solito, ce ne si accorge dopo decenni. In questo caso, tutto si sta consumando in pochi mesi. Mentre il Parlamento, infatti, non è stato capace di produrre, dal 2018, un testo condiviso sul ‘fine vita’, sono diventate oltre 750mila le persone che hanno firmato il referendum sull’eutanasia ‘legale’ (tema divisivo di suo) lanciato dall’Associazione ’Luca Coscioni’ e appoggiato solo dai Radicali.

Tra i firmatari, per peso specifico, spiccano il cantautore Francesco Guccini (Vasco Rossi e Jovanotti lo avevano preceduto), il conduttore Pif, lo scrittore Roberto Saviano. Le firme raccolte, per la prima volta nella storia dei referendum, non sono state tutte prese ai banchetti, tradizionale forma di partecipazione inventata proprio dai Radicali, ma anche attraverso le firme digitali. Una novità assoluta ottenuta grazie a un emendamento proposto, dentro il dl Semplicazioni, da Riccardo Magi, deputato di +Europa. Sono, ad oggi, 500 mila le firme ‘fisiche’ e 250mila quelle ‘digitali’. Inoltre, impressiona il tempo in cui il referendum sull’eutanasia ha ‘bruciato’ le tappe: i banchetti sono comparsi solo a giugno, le firme digitali sono state possibili solo a partire dal 13 agosto, cui si aggiungeranno quelle raccolte nei Comuni. Un successo clamoroso: 750mila firme in tre mesi vuol dire saranno un milione a settembre. Poi, il consueto esame ‘formale’ presso la Cassazione, sulla legittimità delle firme, e quello ‘sostanziale’ sulla legittimità del testo referendario, presso la Consulta, rispetto al quale, però, alcuni costituzionalisti nutrono seri dubbi. Eppure, proprio la Consulta ha stabilito, con una sentenza storica, la 2492019, che esiste un diritto del malato al "suicidio medicalmente assistito".

Il quesito referendario prevede "la parziale abrogazione dell’art. 579 del codice penale ("omicidio del consenziente"), che impedisce la realizzazione di ciò che comunemente si intende per ‘eutanasia attiva’ (sul modello olandese o belga)". Se approvato, per i proponenti, si passerà dal modello "dell’"indisponibilità della vita", sancito dal Codice penale del fascismo nel 1930, al principio della "disponibilità della vita" e dell’autodeterminazione individuale, "già in Costituzione, ma che deve essere tradotto in pratica anche per persone che non siano dipendenti da trattamenti di sostegno vitale".

Marco Cappato, promotore dell’iniziativa e protagonista di un caso di eutanasia legale che ha fatto scuola, fino alla clamorosa sentenza della Corte costituzionale, quella sul caso di ‘dj Fabo’, spiega che si tratta di un "risultato storico" e che "ora la politica ha paura". E il Parlamento? Le proposte di legge si sono affastellate nelle Camere. Finalmente, a maggio, nelle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera, è stato depositato un testo base equilibrato, frutto del lavoro dei primi firmatari (Trizzino, ex M5s, e Bazoli, Pd), ma finora si è svolto solo un ciclo di audizioni sul testo, approvato all’inizio di luglio con i voti favorevoli di Pd-M5s-LeU-Iv e i voti contrari di FdI, Lega e FI. Non vi è alcun dubbio che il referendum arriverà molto prima.