Santa Sofia che torna a essere una moschea provoca uno choc in tutto il mondo (e in particolare nell’area euromediterranea) e solleva polemiche destinate a durare nel tempo. Per Erdogan, spesso accusato di minare la laicità delle istituzioni di Ankara, è il passo simbolicamente più importante dopo oltre 17 anni al potere,...

Santa Sofia che torna a essere una moschea provoca uno choc in tutto il mondo (e in particolare nell’area euromediterranea) e solleva polemiche destinate a durare nel tempo. Per Erdogan, spesso accusato di minare la laicità delle istituzioni di Ankara, è il passo simbolicamente più importante dopo oltre 17 anni al potere, che gli permette di ricompattare la sua base politica in un momento di difficoltà, tra crisi economica ed emergenza Coronavirus. Una mossa che lo riafferma anche come leader nel mondo islamico, ma che rischia di costargli caro nei rapporti con il resto della comunità internazionale.

La decisione ha subito scatenato proteste e indignazione. Per la Grecia, si tratta di una "aperta provocazione al mondo civilizzato". Secondo la ministra della Cultura, Lina Mendoni, "il nazionalismo mostrato da Erdogan riporta il suo Paese indietro di sei secoli".

Immediata anche la reazione della Chiesa ortodossa russa, che parla di una decisione che ignora "milioni di cristiani". Già alla vigilia, il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, primus inter partes tra le guide spirituali dei 300 milioni di fedeli ortodossi, aveva lanciato l’allarme sui rischi di una reazione "dei cristiani nel mondo contro l’Islam".

Da Washington a Mosca, da Bruxelles ad Atene, in tanti avevano tentato di fermare lo strappo. Invano. Durissimo il commento di Josep Borrell. L’Alto rappresentante europeo parla di "decisione deplorevole". Inascoltati sono rimasti anche gli appelli al dialogo dell’Unesco, che aveva espresso "preoccupazione" e ieri "profondo rammarico". Anche in Italia, reazioni allarmate, specie da parte del centrodestra.