Maurizio Landini, 59 anni, è segretario generale della Cgil dal 2019. In precedenza era stato leader della Fiom
Maurizio Landini, 59 anni, è segretario generale della Cgil dal 2019. In precedenza era stato leader della Fiom
L’agognata ma difficile ripartenza del Paese si accompagna al riaccendersi del conflitto sociale. Aspramente, come non accadeva da anni, i sindacati e Confindustria si ritrovano gli uni contro l’altra. Il tema che scotta ogni giorno di più è la norma sblocca-licenziamenti. Sta di fatto che la soluzione di compromesso individuata da Draghi non convince né gli industriali né le parti sociali. Al punto che, dopo una giornata infuocata da polemiche al vetriolo, arriva un segnale inequivocabile. "Se non c’è un chiarimento preliminare su tutto quello che è successo penso che questa storia sia destinata a segnare in modo profondo anche i rapporti tra Confindustria e...

L’agognata ma difficile ripartenza del Paese si accompagna al riaccendersi del conflitto sociale. Aspramente, come non accadeva da anni, i sindacati e Confindustria si ritrovano gli uni contro l’altra. Il tema che scotta ogni giorno di più è la norma sblocca-licenziamenti. Sta di fatto che la soluzione di compromesso individuata da Draghi non convince né gli industriali né le parti sociali.

Al punto che, dopo una giornata infuocata da polemiche al vetriolo, arriva un segnale inequivocabile. "Se non c’è un chiarimento preliminare su tutto quello che è successo penso che questa storia sia destinata a segnare in modo profondo anche i rapporti tra Confindustria e il ministero". Il vicepresidente Maurizio Stirpe senza mezzi termini fa sapere dunque che il caso non è risolto. E "i problemi di metodo rimangono tutti con il ministro del Lavoro, che ha indossato la casacca della controparte e non dell’arbitro". Mentre per Draghi resta immutata – insiste – la stima degli industriali. Una giornata all’insegna della tensione, con i tre sindacati ben decisi a non deporre le armi sulla battaglia dei licenziamenti. Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, annuncia, laconico: "Per noi la partita non è chiusa". Il nodo scalda tutto l’asse sindacale, mentre Bonomi chiede al governo "lealtà istituzionale". A fine giornata, in conferenza stampa da Bruxelles, interviene anche il premier Mario Draghi: "Spero che sia i sindacati che le imprese si ritroveranno in questa mediazione". Ma intanto i litiganti non abbassano i toni. I sindacati annunciano per venerdì una manifestazione unitaria davanti al Parlamento. Secondo il leader Cgil "dal primo luglio migliaia di persone resteranno senza lavoro" e questo perché il governo ha "ascoltato un po’ troppo Confindustria".

Per Landini, "il messaggio che si manda ascoltando Confindustria è che i problemi si risolvono con la libertà di licenziare". Anche Cisl e Uil manifestano appieno la loro contrarietà. Per Luigi Sbarra "la soluzione è debole, non in grado di arginare il rischio di uno tsunami sociale e occupazionale che arriverà con l’uscita dal blocco dei licenziamenti. Il governo deve ritornare sui propri passi, aprire urgentemente un confronto, un dialogo con le parti sociali". Il punto tenuto invece dal segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri è che "mentre noi chiediamo zero morti sul lavoro, qualcuno chiede zero diritti e sono le stesse associazioni datoriali che, in questo anno, hanno avuto il 74% dei finanziamenti dello Stato a favore delle aziende". E l’Usb Lavoro privato proclama 8 ore di sciopero contro le "decisioni estremamente negative per i lavoratori e estremamente positive per Confindustria prese dal governo in questi giorni" e contro "l’ampia libertà alle imprese di peggiorare condizioni salariali e lavorative, con il massimo ribasso nelle gare e l’ampliamento della possibilità di appaltare e subappaltare". Da Viale dell’Astronomia l’irritazione è tutta rivolta al ministro Orlando: "Noi abbiamo dato una grande disponibilità anche a questo governo, com’è nella tradizione di Confindustria, anche in materia di lavoro – commenta secco Bonomi –. Avevamo incontrato il ministro ed era stato trovato un accordo per prorogare il blocco dei licenziamenti al 30 giugno. Poi ci siamo trovati di fronte a un cambio di metodo inaspettato e inaccettabile".

Claudia Marin