Il becco di Bunsen è un bruciatore a gas usato in chimica e negli studi dentistici
Il becco di Bunsen è un bruciatore a gas usato in chimica e negli studi dentistici
di Beatrice Raspa OSPITALETTO (Brescia) Un dentista esegue un’operazione di routine, maneggiando uno strumento da lavoro utilizzato tante altre volte. Deve scaldare la cera con il Bunsen, una sorta di lampada riscaldante alimentata ad alcol, per prendere le impronte dentali a una paziente, una quattordicenne, che attende seduta sulla poltrona. All’improvviso accade l’inimmaginabile: l’apparecchio si incendia e le fiamme, catalizzate dall’alcol, innescano un’esplosione che investe in pieno il professionista, un 45enne che ora è in fin di vita al Gaslini...

di Beatrice Raspa

OSPITALETTO (Brescia)

Un dentista esegue un’operazione di routine, maneggiando uno strumento da lavoro utilizzato tante altre volte. Deve scaldare la cera con il Bunsen, una sorta di lampada riscaldante alimentata ad alcol, per prendere le impronte dentali a una paziente, una quattordicenne, che attende seduta sulla poltrona. All’improvviso accade l’inimmaginabile: l’apparecchio si incendia e le fiamme, catalizzate dall’alcol, innescano un’esplosione che investe in pieno il professionista, un 45enne che ora è in fin di vita al Gaslini di Genova, e di striscio l’assistente, 40 anni, e la giovane, entrambe trasportate in ospedale in codice giallo. È l’incidente accaduto ieri alle 17 nello studio dentistico Sorriso amico in via Zanardelli 12D a Ospitaletto, paese dell’Ovest bresciano a 15 chilometri dal capoluogo.

Stando alla ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Chiari, intervenuti con il personale di Ats, il dentista – un collaboratore dello studio, di cui sono titolari marito e moglie, ieri non presenti – stava appunto trattando la ragazzina. Con lui, nella sala dedicata agli interventi, c’era una delle assistenti alla poltrona. Il professionista pare stesse appunto maneggiando la lampada riscaldante quando forse per un malfunzionamento – ma le ragioni sono da appurare – gli è scoppiata in faccia. Le fiamme lo hanno avvolto all’istante, provocandogli ustioni di secondo e terzo grado al volto, al collo, al torace, all’addome e agli arti superiori. Sentiti il boato e le urla, la segretaria è accorsa nella stanza e si è trovata di fronte una scena scioccante, con tre persone che si contorcevano dal dolore, e il dentista in particolare intrappolato dalle fiamme. È stata lei a prestare i primi soccorsi e a dare l’allarme. Ora è sotto choc. Il 45enne è stato condotto in codice rosso al Civile di Brescia. Intubato, in serata è stato trasferito al Gaslini di Genova. Hanno riportato invece bruciature di secondo grado, al volto e al torace, l’assistente, e di primo grado, al viso e a una mano, la giovane paziente. Le loro condizioni destano meno preoccupazione.

I carabinieri hanno posto sotto sequestro parte dello studio. L’infortunio ha sollevato nella categoria forti preoccupazioni e polemiche per un evento "senza precedenti": "Il dramma si è scatenato per colpa del sovra-camice, il dispositivo in Tnt che il collega indossava come prescritto dalla norme anti-Covid imposte agli studi in occasione della riapertura dopo il lockdown – spiega il presidente dell’albo dentisti di Brescia Gianmario Fusardi –. Il materiale plastico, altamente infiammabile, lo ha trasformato in torcia umana. Alla luce di un evento simile, che avrebbe avuto ben altre proporzioni in assenza di questo dispositivo, impone una discussione urgente sulla sicurezza di tali strumenti".