di Roberto Giardina Non c’è pace per la Nord Renania Westfalia. Colpita dall’inondazione due settimane fa (circa 170 morti), ieri mattina a Leverkusen è esploso un impianto chimico, provocando due morti, tre dispersi, 31 feriti, quattro gravi, uno in pericolo di vita. I sismografi hanno registrato l’esplosione a quaranta chilometri di distanza. La sciagura è avvenuta nel Chempark, uno dei complessi chimici più grandi d’Europa, un’ottantina di imprese su undici chilometri quadrati, in cui lavorano circa 50mila dipendenti, operai e tecnici. La nuvola tossica che si è sprigionata ha messo in pericolo...

di Roberto Giardina

Non c’è pace per la Nord Renania Westfalia. Colpita dall’inondazione due settimane fa (circa 170 morti), ieri mattina a Leverkusen è esploso un impianto chimico, provocando due morti, tre dispersi, 31 feriti, quattro gravi, uno in pericolo di vita. I sismografi hanno registrato l’esplosione a quaranta chilometri di distanza. La sciagura è avvenuta nel Chempark, uno dei complessi chimici più grandi d’Europa, un’ottantina di imprese su undici chilometri quadrati, in cui lavorano circa 50mila dipendenti, operai e tecnici.

La nuvola tossica che si è sprigionata ha messo in pericolo una vasta zona molto popolosa. Di fatto gli impianti si trovano quasi nel centro abitato. L’esplosione è avvenuta alle 9.30, nell’impianto della Currenta, che dipende dalla Bayer, una società di smaltimento di rifiuti, e di smaltimento delle sostanze tossiche prodotte nelle fabbriche collegate. Subito dopo si è sviluppato un incendio in tre giganteschi serbatoi che è stato domato solo dopo mezzogiorno. La nuvola era alta oltre trecento metri, visibile anche da una ventina di chilometri. È stato lanciato subito l’Extreme Gefahr, l’emergenza per un pericolo estremo. Per fortuna il vento ha spinto i gas verso est, sfiorando Leverkusen, quasi 170mila abitanti, ma mettendo in pericolo cinque o sei paesi. Verso ovest, al di lá del Reno, a 22 chilometri, si trova Colonia, con oltre un milione di abitanti. Il problema è che i responsabili del Chempark non sanno neanche bene che sostanze venissero trattate dalla Currenta al momento dell’esplosione. "E non sappiamo ancora che liquidi fossero contenuti nei tre serbatoi distrutti dalle fiamme", ha dovuto ammettere Lars Friedrich, il direttore del Chempark, che fino a qualche anno era il Bayerpark. La Currenta, ha spiegato, smaltisce non solo tonnellate di rifiuti ogni giorno, ma anche i resti della lavorazione di concimi chimici, e di altre sostanze impiegate nella grande industria. Il traffico è stato bloccato sulla rete di autostrade della zona, un intrico che interessa buona parte della Ruhr, e da cui passano gli autotreni in transito da Belgio e Olanda verso Polonia e Cecoslovacchia.

Lars Friedrich ha invitato gli abitanti dei centri minacciati a non uscire di casa, a non lavorare nei giardini, a usare sempre guanti se si toccano oggetti lasciati all’aperto, a non mangiare frutta e verdura raccolti nell’orto, a non lasciare giocare i bambini all’aperto, e tenere porte e finestre chiuse fino a quando non sarà dichiarata la fine dell’emergenza. "Poteva essere una Chernobyl chimica – denuncia Marius Stelzmann, l’organizzatore del movimento di protesta contro i pericoli provenienti dalla Bayer –. Viviamo da anni a due passi da impianti in cui si lavorano sostanze chimiche altamente tossiche. Il Chempark si trova di fatto in un centro abitato, intorno vivono decine di migliaia di persone. Questa volta si è evitata una strage, ma solo per caso, grazie al vento". La nuvola ha risparmiato Colonia, ma minaccia Dortmund, quasi 600mila abitanti, a settanta chilometri da Leverkusen.