Il cadavere di Paolo Salvaggio, 60 anni, a terra a Buccinasco. Sopra, i rilievi degli investigatori nel luogo dell’esecuzione
Il cadavere di Paolo Salvaggio, 60 anni, a terra a Buccinasco. Sopra, i rilievi degli investigatori nel luogo dell’esecuzione
di Francesca Grillo BUCCINASCO (Milano) Un agguato in pieno giorno, alle 10 del mattino, vicino al parco più frequentato di Buccinasco, a pochi metri dalla scuola elementare e media, lungo la strada più trafficata della città. Nessuna preoccupazione di essere visti, neanche dai passeggeri del pullman che stava per passare. I due killer, in sella a un T-Max nero e col casco integrale, hanno avvicinato alle spalle Paolo Salvaggio, lo hanno seguito per qualche metro, da quando ha varcato con la bici il cancello di via Lamarmora dove viveva (e scontava gli arresti domiciliari per droga) fino al semaforo di via della...

di Francesca Grillo

BUCCINASCO (Milano)

Un agguato in pieno giorno, alle 10 del mattino, vicino al parco più frequentato di Buccinasco, a pochi metri dalla scuola elementare e media, lungo la strada più trafficata della città. Nessuna preoccupazione di essere visti, neanche dai passeggeri del pullman che stava per passare. I due killer, in sella a un T-Max nero e col casco integrale, hanno avvicinato alle spalle Paolo Salvaggio, lo hanno seguito per qualche metro, da quando ha varcato con la bici il cancello di via Lamarmora dove viveva (e scontava gli arresti domiciliari per droga) fino al semaforo di via della Costituzione. Lì, il passeggero ha estratto la semiautomatica e gli ha sparato almeno tre colpi. Poi è sceso dallo scooter e lo ha ucciso con un ultimo proiettile in testa. È scappato insieme al complice, facendo perdere le tracce su cui ora sono i carabinieri della Compagnia di Corsico, guidati dal tenente colonnello Domenico La Padula e dal tenente Armando Laviola. Con loro anche il luogotenente Vincenzo Vullo e i militari del Nucleo investigativo del tenente colonnello Antonio Coppola e Cataldo Pantaleo. A coordinare le indagini, i pm della Dda Gianluca Prisco e Carlo Scalas.

Si setaccia il passato torbido della vittima: Salvaggio, detto Dum Dum, 60 anni originario di Pietraperzia, provincia di Enna, era un personaggio di calibro, legato al clan dei Barbaro e Papalia, capace di intrattenere rapporti con i fornitori di droga montenegrini e con i feroci narcos colombiani. "Riuscivamo a portare anche 10 milioni di euro al mese cash ai montenegrini", diceva interrogato nel 2009 il socio in affari di Salvaggio, Francesco Petrelli, arrestato con 50 chili di cocaina e un fucile mitragliatore. Con questi personaggi aveva a che fare Salvaggio, già finito nelle carte delle inchieste dell’antimafia che hanno indagato la penetrazione della ‘ndrangheta al Nord in cantieri e affari. "Salvaggio è un professionista del crimine, con decine di precedenti", hanno scritto gli inquirenti nelle carte delle inchieste. Anni di carcere e condanne, per lo più per traffico internazionale di droga e associazione: Salvaggio, uscito nel 2018, era ai domiciliari, concessi per problemi di salute aggravati negli ultimi anni. Aveva un permesso di un paio di ore al giorno e le passava al bar di piazza San Biagio: lì era diretto prima di essere vittima di un agguato senza precedenti nella cittadina alle porte di Milano, la Platì del nord, come viene tristemente chiamata per la penetrazione mafiosa che dalla Calabria ha portato gli affari sporchi.

Si indaga su ogni pista, si setacciano le immagini delle telecamere del territorio, mentre sale la preoccupazione: "Si torna a sparare, in pieno giorno, un’esecuzione compiuta da professionisti in una delle zone più centrali e frequentate della nostra città da famiglie, nonni, bambini – ha commentato il sindaco Rino Pruiti –. I killer non si sono preoccupati di poter ferire altre persone né di essere visti. A Buccinasco si sta consumando una nuova guerra di mafia, un cambio di potere ed evidentemente era necessario mandare un messaggio ben chiaro e alla luce del sole".