di Roberto Damiani Non poteva nemmeno avvicinarsi a casa della moglie. Nel febbraio scorso, l’aveva bastonata mandandola in ospedale con 10 giorni di prognosi. Lei, l’aveva denunciato, e lui era andato in galera. Uscito dal carcere 15 giorni fa, con obbligo di stare lontano dalla donna e dalle figliolette di 7 e 13 anni, Mourad Chouaye, 44 anni, marocchino, si è presentato ieri a mezzogiorno e mezza a casa della moglie, la 41enne Simona Porceddu, originaria di Quartu Sant’Elena, entrando...

di Roberto Damiani

Non poteva nemmeno avvicinarsi a casa della moglie. Nel febbraio scorso, l’aveva bastonata mandandola in ospedale con 10 giorni di prognosi. Lei, l’aveva denunciato, e lui era andato in galera. Uscito dal carcere 15 giorni fa, con obbligo di stare lontano dalla donna e dalle figliolette di 7 e 13 anni, Mourad Chouaye, 44 anni, marocchino, si è presentato ieri a mezzogiorno e mezza a casa della moglie, la 41enne Simona Porceddu, originaria di Quartu Sant’Elena, entrando con le chiavi ancora in suo possesso, e l’ha uccisa tagliandole la gola con l’intenzione di decapitarla dopo averla presa alle spalle. La casa è stata trovata in ordine, come se la vittima fosse stata colta di sorpresa. Un’esecuzione pianificata forse da mesi, messa in pratica da Chouaye subito dopo esser uscito dalla fabbrica di mobili dove aveva lavorato per tutta la mattina. Si è accanito sul corpo della moglie usando tre coltelli. Poi è uscito di casa, ha gironzolato per mezzora, è salito sul cornicione delle mura medievali di Novilara, frazione collinare di Pesaro, ed è volato giù per quindici metri. È morto poco dopo in ospedale, ma per due ore nessuno ha immaginato che Mourad, uscito dal carcere il 26 novembre scorso per buona condotta visto che doveva scontare una pena per spaccio e violenza sessuale fino al 10 di gennaio 2021, avesse anche ucciso la moglie, di origine sarda e madre di due bambine.

Al momento dell’omicidio, le bimbe si trovavano in classe e al rientro con lo scuolabus intorno alle 13.30 non hanno trovato nessuno ad aspettarle. Sapevano che il papà doveva stare lontano da loro e dalla mamma per ordine del giudice dei minori. Questi, sapendo che le botte e le aggressioni erano avvenute in casa sotto gli occhi delle figlie, aveva disposto ad inizio 2020 per Mourad la revoca dei domiciliari (dove scontava 15 mesi di condanna) e il trasferimento in cella, da cui è uscito anzitempo ma con l’ordine di non avvicinarsi alla casa e alla moglie. Ma lui andava li quasi ogni giorno. I vicini lo vedevano e sentivano le grida provenire da quella finestra al primo piano della casa popolare. Mai la donna in questi giorni ha chiamato le forze dell’ordine per segnalare la presenza del marito. Il quale era andato a vivere a casa di due figli maggiorenni di 23 anni avuti da un’altra donna. Ora le figliolette della coppia sono state affidate ad un istituto, in attesa dell’arrivo di parenti. Qualcuno si prenderà cura di loro. Finora la vita non lo ha fatto.