di Riccardo Jannello Il titolo del libro ha un punto esclamativo: ’Ricordami!’ (edizioni La Vita Felice, ricavato in beneficenza). Daniela Poggi, attrice, attivista e in questo caso scrittrice, invoca la madre Lidia allo stremo per l’Alzheimer. Daniela, perché questo libro? "Nasce dall’esperienza vissuta con mia madre nei dieci lunghi anni in cui ha lottato contro la malattia. Mi è sembrato giusto scriverlo non solo per ricordare lei e per fare capire come la famiglia viva una condizione del genere, ma anche per mettere su carta cose che a lei ho avuto il...

di Riccardo Jannello

Il titolo del libro ha un punto esclamativo: ’Ricordami!’ (edizioni La Vita Felice, ricavato in beneficenza). Daniela Poggi, attrice, attivista e in questo caso scrittrice, invoca la madre Lidia allo stremo per l’Alzheimer. Daniela, perché questo libro?

"Nasce dall’esperienza vissuta con mia madre nei dieci lunghi anni in cui ha lottato contro la malattia. Mi è sembrato giusto scriverlo non solo per ricordare lei e per fare capire come la famiglia viva una condizione del genere, ma anche per mettere su carta cose che a lei ho avuto il coraggio di dire solo mentre stava spirando".

Cosa chiede a sua madre?

"Di ridarmi il mio nome, quello che ormai aveva perso nella sua mente. Nei momenti più duri della malattia ero qualsiasi persona ma non Daniela e questo è molto doloroso".

Lei è figlia unica?

"Sì, in più i miei si erano separati e mio padre è morto prima della malattia di mamma".

Quando è iniziato il calvario?

"Nel 2000. A mano a mano ha cominciato a non ricordare, a perdersi, a ripetere continuamente cose e domande. Lei viveva a Milano e io a Roma, l’avevamo affidata a delle badanti e io correvo appena potevo. Una volta dopo un viaggio a Lourdes ha cominciato ad avere delle allucinazioni e lì mi sono spaventata e nel 2005 l’ho portata con me a Roma".

Ci sono stati momenti drammatici?

"Una volta è uscita per andare a prendere dei fiori. Non tornava mai e mi sono spaventata. Ho cominciato a cercarla urlando il suo nome fino a che non l’ho trovata piangente in strada che non sapeva più chi fosse".

Nelle ultime 48 ore della vita di sua madre ha cercato disperatamente di recuperare un ultimo segno della sua memoria. Come?

"Era in stato comatoso e fino a quando non ha spiccato il volo verso il cielo le ho parlato ininterrottamente della nostra famiglia, della separazione da papà, di quelle che erano state le mie esperienze in collegio delle quali non aveva mai saputo nulla. E le biascicavo cose frammentate perché avevo la speranza che fino a quando il suo cuore non si fosse fermato potesse accadere il miracolo che pronunciasse il mio nome".

Le ha messo in mano delle foto…

"Sì, un modo anche quello per farle toccare il suo passato, sperando che qualcosa la risvegliasse e finalmente mi chiamasse Daniela".

Quali confessioni le ha fatto in quelle 48 ore?

"Ad esempio di perdonarmi per tutte quelle volte che le ho fatto mancare la mia vicinanza fisica, di non averla sorretta durante la separazione da papà, di non avere voluto condividere le vacanze. Tutte cose di cui prima non mi rendevo conto, ma vedendo lei così mi sono tornate in mente".

Che cosa auspica sia rimasto a sua madre Lidia?

"Spero che abbia in qualche modo capito questo viaggio che ha fatto con me in rivoli che non conosceva, con momenti ironici, giocosi e piacevoli. E che in cielo possa chiamarmi di nuovo Daniela".