Lorenzo Bianchi La levata di scudi di Erdogan contro le misure annunciate dal presidente francese Macron per tagliare le ali "all’estremismo e al separatismo islamico" ha infiammato una parte del mondo musulmano, ma ha anche fatto affiorare vistose crepe interne. Sul fronte dei puri e duri c’è di...

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La levata di scudi di Erdogan contro le misure annunciate dal presidente francese Macron per tagliare le ali "all’estremismo e al separatismo islamico" ha infiammato una parte del mondo musulmano, ma ha anche fatto affiorare vistose crepe interne. Sul fronte dei puri e duri c’è di nuovo in prima fila il Pakistan: i talebani locali annunciano conseguenze (in passato spesso mortali) per la blasfemia francese. A Teheran centinaia di manifestanti hanno bruciato le foto di Macron. La Guida del Paese Khamenei si è chiesto in un tweet "perché è un reato esprimere dubbi sulla Shoah e non lo è insultare Maometto". In Qatar, quarto fornitore del gas che arriva in Italia, i prodotti francesi sono stati ritirati dalla catena dei supermercati “al Meera”.

Pur ospitando una grande base Usa, l’emirato è un ferreo alleato di Ankara. Esiste però anche un versante di leader riluttanti. In un discorso televisivo Al Sisi, approdato al potere dopo aver defenestrato l’esponente dei Fratelli Musulmani Mohamed Morsi, non è andato oltre la condanna degli "insulti ai profeti". Erdogan, che si atteggia a faro dell’Islam applicato alla politica, è la bestia nera del presidente egiziano. In Giordania tace il re Abd Allah II che nel 2015 partecipò alla marcia di solidarietà per i caduti nell’attacco a Charlie Hebdo. Il ministro degli esteri saudita Fahran critica le "vignette offensive del Profeta", ma rifiuta con decisione "di collegare l’Islam e il terrorismo". Il mondo musulmano è (per fortuna) ancora variegato.