28 mar 2022

Erdogan chiama Putin, i negoziati a Istanbul

I colloqui fra Kiev e Mosca ripartono dalla Turchia. Il sultano si smarca da Washington e dalla Nato: "Con la Russia bisogna parlare"

giovanni panettiere
Cronaca
Vladimir Putin, 69 anni, stringe la mano al 68enne Recep Tayyip Erdoğan: i due ieri si sono parlati
Vladimir Putin, 69 anni, stringe la mano al 68enne Recep Tayyip Erdoğan: i due ieri si sono parlati
Vladimir Putin, 69 anni, stringe la mano al 68enne Recep Tayyip Erdoğan: i due ieri si sono parlati

di Giovanni Panettiere

A riportare la pace tra lo Zar e Zelensky potrebbe essere il Sultano. O almeno il turco Erdogan ci prova. E per il momento la sua offensiva diplomatica mette a segno un uno-due insperato che riapre spiragli per un agognato cessate il fuoco tra le truppe dell’invasore Putin e le forze della resistenza ucraina guidata dall’ex attore da un mese costretto in mimetica.

Dopo il tavolo delle trattative apparecchiato il 10 marzo scorso ad Antalya, nel sud della Turchia, al quale si sedettero il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, e l’omologo ucraino, Dimitri Kuleba, stavolta si riproverà a cercare l’intesa a Instanbul, da oggi a mercoledì. A un livello diplomatico più basso – niente ministri, solo le nutrite delegazioni di Mosca e Kiev – e con la speranza che stavolta non si finisca (subito) alla frutta. La conferma definitiva del summit è arrivata nella serata di ieri attraverso l’agenzia di stampa russa Tass che ha parlato di un accordo, su tempi e luogo del nuovo round negoziale, fra Putin ed Erdogan. I due si dovrebbero incontrare di persona nei prossimi giorni. Molto dipenderà dall’esito delle trattative in terra turca dopo l’ultimo, fallimentare tentativo negoziale in Bielorussia, paese per niente neutrale vista l’alleanza di Minsk con Mosca.

L’ipotesi di un cessate il fuoco resta difficile da realizzare, ma Erdogan non vede l’ora di accreditarsi quale peacemaker agli occhi dei suoi alleati dentro la Nato. In particolare, gli Stati Uniti il cui presidente Biden è stato a suo modo criticato dal Sultano ("Se non si cerca la pace, il risultato sarà un disastro") per aver definito Putin "un macellaio" e aver detto (prima della rettifica della Casa Bianca) che "non poteva restare al suo posto". All’indomani del nulla di fatto di Antalya il ministro degli Esteri turco Cavusoglu è volato prima a Mosca e poi a Leopoli per incontrare Lavrov e quindi Kuleba. Da par suo Erdogan ha parlato due volte con il presidente ucraino Zelensky e anche ieri con Putin. "È necessario un cessate il fuoco il prima possibile", è stata la richiesta che ha avanzato allo Zar. Ankara crede a un accordo, anche nell’ottica di potersi così presentare in una posizione di maggior forza alla porta d’ingresso nella Ue. Tagliare i ponti con Mosca è sbagliato, secondo Erdogan, s’indovinano punti di contatto fra Russia e Ucraina, non si può ripartire da zero.

Nei giorni scorsi ha spiegato che dei sei capitoli negoziali messi sul tavolo dal Cremlino sono le due parti che riguardano lo status di Crimea e Donbass a presentare le maggiori criticità. La rinuncia alla Nato e il riconoscimento del russo come una lingua ufficiale, invece, non sono più un tabù per Zelensky. Ma prima bisognerà far tacere le armi.

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