Roma, 16 marzo 2016 - Sono 160 milioni nel mondo le persone alle prese col più diffuso genotipo responsabile della malattia da virus HCV. Parliamo di epatite e danni correlati. L’ultima novità nella cura arriva con l’estensione in Italia della combinazione viekirax + exviera senza ribavirina in soggetti con infezione cronica da virus HCV genotipo 1b con cirrosi compensata. La notizia segue il parere positivo dell’Agenzia Europea per i Medicinali.

I vantaggi dell’utilizzo senza ribavirina si sommano alle elevate percentuali di guarigione osservate nello studio clinico Turquoise-III. Nessuno dei pazienti ha interrotto il trattamento a causa di eventi avversi, solo due casi su dieci hanno riferito occasionali sintomi quali cefalea, diarrea o affaticamento nell’arco di 12 settimane. Con i farmaci antivirali più moderni e sopportabili, il riferimento è allo schema 3D di AbbVie (ombitasvir, paritaprevir e ritonavir associati a dasabuvir) si può abbandonare la ribavirina, dicono gli esperti, un trattamento impegnativo che mette alla prova il rene. Ma il problema è anche curare tempestivamente i malati, senza aspettare l’insorgenza di complicanze.

Il virus cambia faccia rapidamente, ecco perché una combinazione di molecole anti-epatite C che attacca il virus su tre punti sbarra la strada sul nascere al fenomeno delle resistenze. «Nel bilancio costi benefici — ha dichiarato Massimo Andreoni, docente di Malattie Infettive all’Università di Roma Tor Vergata, a margine della Croi Conference di Boston — chi si occupa di spesa sanitaria deve considerare anche il vantaggio, in termini economici, di scongiurare le malattie correlate all’infezione da Hcv». «E una persona guarita — aggiunge Carlo Federico Perno virologo all’ospedale Spallanzani di Roma — non ha più la possibilità di trasmettere l’infezione ad altri».

Eravamo abituati a ragionare su epatite cronica C come malattia del fegato, in realtà dobbiamo parlare di infezione da virus C come malattia sistemica, che entra in ballo anche nel determinare diabete, linfomi, crioglobulinemie, che attacca più organi, ha detto Giuliano Rizzardini, infettivologo dell’Ospedale Sacco di Milano. Dopo anni con terapie non ottimali, è sicuramente importante ragionare sulla possibilità di trattare la malattia con un minor numero di farmaci. Ben venga la possibilità di togliere un medicamento come la ribavirina, che è uno dei più complicati, per le interazioni con altri farmaci, comporta l'interessamento del rene, innesca le anemie, e peggiora la situazione nel paziente. Le terapie di cui disponiamo oggi guariscono completamente, e lo schema di trattamento viene semplificato.

Alessandro Malpelo, QN Quotidiano Nazionale

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