22 apr 2022

Epatite acuta tra i bimbi Quattro casi anche in Italia

Un centinaio di episodi nel mondo: uno su dieci ha dovuto subire il trapianto. La forma virale non appartiene ai cinque tipi già noti. L’allerta in Toscana

ilaria ulivelli
Cronaca

di Ilaria Ulivelli

Sono già quattro in Italia i casi sospetti di epatite acuta grave infantile di cui ancora non si conoscono le cause e che, pur manifestandosi con caratteristiche di una forma infettiva virale, non appartiene ai cinque tipi noti (A, B, D, E). La circolare del ministero era stata inviata alle Regioni il 15 aprile, facendo scattare l’allerta per la misteriosa forma di epatite che, per la numerosità di casiche si sono manifestati in bambini in età prescolare, segnalati in vari paesi d’Europa e in particolare nel Regno Unito (dove ieri erano saliti a 108 da inizio anno), ha già fatto partire un’indagine epidemiologica che coinvolge a tappeto tutti gli ospedali pediatrici d’Europa. Ieri ha riunito nuovamente gli esperti per fare il punto della situazione in Italia, il direttore generale della Prevenzione al ministero della Salute, Giovanni Rezza. I contatti con il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) – che è al lavoro insieme all’Oms per supportare le indagini – sono costanti: si monitorizza e si aggiorna la casistica in attesa dell’evoluzione. "Al momento non sarei preoccupato, perché i casi sono pochi – dice il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri –. C’è una difficoltà nella diagnosi perché potremmo trovarci davanti a qualcosa di nuovo: speriamo che chi ha avuto più casi possa indicarci di cosa si tratta".

Uno dei due bambini in valutazione per trapianto di fegato al Bambino Gesù è di Prato ed era stato ricoverato all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. "Non siamo stupiti per le caratteristiche di questa forma di epatite quanto per l’apparente aumento della numerosità dei casi – spiega Giuseppe Indolfi, l’epatologo del Meyer che ha visitato il bambino, che è consulente dell’Oms proprio per le epatiti di origine virale e responsabile dell’area epatologica della Società europea di gastroenterologia ed epatologia –. Il primo passo da fare è capire se l’aumento è effettivo. Ogni anno al Meyer capitano uno o due casi, questo è il primo. Dobbiamo capire se si tratta del primo di una lunga serie. Per questo è partita l’indagine epidemiologica". Capire se si tratta di una coincidenza o di un allarme reale, dunque, è per Indolfi un passaggio fondamentale. Le cause della malattia? "Si parla di un rapporto con il Covid, della possibilità di una mutazione del virus, ma anche degli effetti del lockdown che allontanando i bambini per un lungo periodo dall’esposizione a virus che li avrebbero colpiti e immunizzati potrebbe averli resi maggiormente suscettibili agli agenti patogeni", aggiunge Indolfi.

Un altro caso sospetto era stato segnalato a Civitanova Marche, una bambina con elevati livelli di trasaminasi: l’allerta al ministero è poi rientrato perché all’origine dei valori sballati ci sarebbe l’utilizzo massiccio di alcuni farmaci.

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