Troppe emissioni di gas serra nell'atmosfera
Troppe emissioni di gas serra nell'atmosfera
La montagna ha prodotto il topolino. Molte promesse, molte parole, ma fatti inadeguati a fermare il cambiamento climatico. Per dirla con Greta Thumberg: bla, bla, bla. La verità è che dal “summit della Terra“ di Rio de Janeiro, nel quale nacque la Convenzione Onu sui cambiamenti climatici, a oggi sono passati 29 anni. E quasi 26 dalla prima conferenza sul clima di Berlino. Una eternità. L’obiettivo globale era limitare le emissioni causate dall’attività umana di quei sei gas serra che cambiano il nostro clima. E l’obiettivo è stato sinora fallito e lo sarà con ogni probabilità fino al 2030. A certificarlo è la stessa UNFCCC, la convenzione sul clima, che ha presentato, in vista dell’annuale conferenza mondiale, che si terrà tra un mese a Glasgow, un documento...

La montagna ha prodotto il topolino. Molte promesse, molte parole, ma fatti inadeguati a fermare il cambiamento climatico. Per dirla con Greta Thumberg: bla, bla, bla. La verità è che dal “summit della Terra“ di Rio de Janeiro, nel quale nacque la Convenzione Onu sui cambiamenti climatici, a oggi sono passati 29 anni. E quasi 26 dalla prima conferenza sul clima di Berlino. Una eternità. L’obiettivo globale era limitare le emissioni causate dall’attività umana di quei sei gas serra che cambiano il nostro clima. E l’obiettivo è stato sinora fallito e lo sarà con ogni probabilità fino al 2030.

A certificarlo è la stessa UNFCCC, la convenzione sul clima, che ha presentato, in vista dell’annuale conferenza mondiale, che si terrà tra un mese a Glasgow, un documento tecnico che fa piazza pulita del poltically correct e dice che siamo lontani da fare quel che sarebbe necessario. La valutazione è stata fatta a metà settembre dopo aver visto i nuovi impegni volontari presentati dai 191 paesi che partecipano al negoziato. Ottantasei sono impegni rinnovati e più ambiziosi, ma ancora non basta.

"Il livello totale delle emissioni globali di gas serra nel 2030, tenendo conto dell’attuazione di tutti gli ultimi impegni nazionali (NDC) – dice il rapporto – dovrebbe essere del 16,3 per cento superiore al livello del 2010. Per essere coerenti con i percorsi di emissione globale senza o con un limitato superamento dell’obiettivo di 1,5 °C, le emissioni globali nette di CO2 antropogeniche devono invece diminuire di circa il 45 per cento dal livello del 2010 entro il 2030, raggiungendo lo zero netto intorno al 2050. Per limitare il riscaldamento globale a meno di 2 °C, le emissioni di CO2 devono diminuire di circa il 25 per cento dal livello del 2010 entro il 2030 e raggiungere lo zero netto intorno al 2070".

Ricapitolando, dovremmo ridurre del 45% per restare entro un grado e mezzo e del 25% per stare entro i due gradi. Invece dal 2010 al 2030 aumenteremo del 16%. E la crescita proseguirà anche nei prossimi anni, tanto è vero che dal 2009 al 2030 la crescita stimata sarà del 5%.

Peraltro, i numeri sono ancora più impressionanti se visti in prospettiva. Dal 1990 – anno di riferimento per le negoziazioni climatiche – le emissioni saranno nel 2.030 del 53,9% più alte (erano +60% a fine luglio, prima della presentazizone degli ultimi impegni di riduzione).

Dopo decenni di negoziati, davvero un bel risultato. Vista la situazione, con gli impegni attuali, il riscaldamento globale atteso per fine secolo è di 2.7 gradi. Ben al di sopra di quanto suggerito dall’Ipcc e stabilito come target massimo dall’accordo di Parigi del 2015.

"Non c’è più tempo per aspettare, bisogna agire. Dobbiamo avere una comune preoccupazione: fare in modo che l’ambiente sia più pulito, più puro e si conservi. E prenderci cura della natura, affinché essa si prenda cura di no. E’ il momento di prendere decisioni sagge" ha detto ieri il Papa. "Il recente rapporto Ipcc – ha commentato il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres – è un codice rosso per l’umanità, I campanelli d’allarme sono assordanti e le prove sono inconfutabili. Ecco perché la conferenza sul clima delle Nazioni Unite di quest’anno a Glasgow è così importante".

Ma sinora solo un parte dei paesi, tra i quali l’Unione Europea, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti (che sono tornati ad essere parte attiva del negoziato, dopo gli anni di Trump), sono impegnati per raggiungere un accordo “forte“ a Glasgow mentre resta debole l’impegno della Cina (ormai il maggiore inquinatore mondiale), dell’India, l’Australia, il Giappone e la Russia. Trattative sono in corso per ottenere un aumento degli impegno di riduzione da parte di (quasi) tutti, ma al momento l’esito più probabile è che il tentativo fallirà e che gli impegni saranno ancora parecchio inferiori alle necessità. Come peraltro è stato finora.