Un momento della manifestazione dei lavoratori della logistica tenutasi ieri a Roma
Un momento della manifestazione dei lavoratori della logistica tenutasi ieri a Roma
di Andrea Gianni Il Far West del lavoro è nei magazzini dell’hinterland, colate di cemento a una manciata di chilometri dal centro di Milano popolato dalle biciclette dei rider, autisti e facchini impiegati. Un universo in cui c’è un po’ di tutto, sempre molto agitato. Qualche settimana fa, per fare un esempio, gli addetti della catena Mondo Convenienza, tramite la cooperativa Tsl, hanno incrociato le braccia per dieci giorni, mentre le denunce dei loro colleghi piemontesi avevano già portato all’apertura di un’inchiesta dalla Procura di Ivrea che ipotizza anche il reato di caporalato. Lo stesso territorio di paesoni intervallati da campagne, tagliato da autostrade che collegano le città di quello che fu il triangolo industriale, i distretti del Veneto...

di Andrea Gianni

Il Far West del lavoro è nei magazzini dell’hinterland, colate di cemento a una manciata di chilometri dal centro di Milano popolato dalle biciclette dei rider, autisti e facchini impiegati. Un universo in cui c’è un po’ di tutto, sempre molto agitato. Qualche settimana fa, per fare un esempio, gli addetti della catena Mondo Convenienza, tramite la cooperativa Tsl, hanno incrociato le braccia per dieci giorni, mentre le denunce dei loro colleghi piemontesi avevano già portato all’apertura di un’inchiesta dalla Procura di Ivrea che ipotizza anche il reato di caporalato. Lo stesso territorio di paesoni intervallati da campagne, tagliato da autostrade che collegano le città di quello che fu il triangolo industriale, i distretti del Veneto e dell’Emilia-Romagna, attraversato dalle proteste scatenate dalla chiusura dell’hub FedEx-Tnt di Piacenza con il suo strascico di 280 licenziamenti.

Rabbia e sfiducia, appalti al ribasso, controlli rari, committenti che se ne lavano le mani, accuse incrociate fra sindacati e una massa di precari messi sul mercato dalla crisi innescata dalla pandemia, che dai settori più colpiti si sono riversati sulla logistica sull’onda dell’exploit dell’e-commerce. Una situazione esplosiva nella quale si innesta la morte del sindacalista del Si Cobas Adil Belakhdim, 37 anni, travolto e ucciso da un camionista durante una protesta nel centro distribuzione Lidl di Novara, preceduta nei giorni scorsi dagli scontri a Tavazzano, nel Lodigiano. "In questo settore il sindacato tradizionale fa più fatica a radicarsi – spiega il giuslavorista Francesco Basenghi – e i sindacati di base intercettano un’esasperazione crescente. Il problema è il contenimento selvaggio dei costi, perché quando si tratta di strappare un appalto il costo del lavoro è decisivo".

Emanuele Barosselli, segretario della Filt-Cgil Lombardia, in prima linea anche nell’organizzazione dello storico sciopero della filiera Amazon che per un giorno ha paralizzato il colosso di Jeff Bezos, respinge le accuse di un approccio "troppo moderato" da parte della “triplice“ sindacale e rivendica la firma del nuovo contratto nazionale contestato dai Cobas. "Parcellizzare le vertenze e mettere un’organizzazione contro l’altra fa solo il gioco delle aziende – spiega – mentre i lavoratori chiedono unità. Noi dialoghiamo, e lottiamo senza mettere a rischio la sicurezza dei lavoratori". Danilo Margaritella, segretario generale della Uil lombarda, attacca i Cobas parlando di "categorie che cavalcano la rabbia dei poveri". Ma Luca Esestime, storico sindacalista del Si Cobas e compagno di lotte di Adil Belakhdim, rivendica la forza di "20mila iscritti a livello nazionale" solo nella logistica. "Solo con le lotte dure si ottengono risultati – sottolinea – dal 2008 denunciavamo quanto avveniva in Dhl ed è stato scoperchiato solo pochi giorni fa dalla magistratura, ma i cattivi eravamo noi perché facevamo gli scioperi". Il riferimento è all’inchiesta della Procura di Milano su Dhl Supply Chain Italy, che ha portato al sequestro di 20 milioni di euro, consentendo di tracciare uno “schema-base“ delle irregolarità nel settore, fra società fantasma e contributi non versati ai dipendenti.

Poi c’è il caso Ceva Logistics, con anni di inchieste e vertenze sullo sfruttamento nella “Città dei libri“ nel Pavese. Attilio Dadda, presidente di Legacoop Lombardia, parla di un "settore da resettare" e ricostruire a partire dal ruolo dei committenti che, sul commercio online o tradizionale, fanno affari d’oro. "Fuori dall’Alleanza delle cooperative – denuncia Massimo Minelli, di Confcooperative – ci sono realtà fuori controllo". È un futuro poco rassicurante quello disegnato dalla sociologa Roberta Bichi: "La pandemia ha reso il mondo del lavoro ancora più precario. Così il conflitto non può far altro che aumentare".