Emanuela Orlandi in un'immagine tratta dal sito di 'Chi l'ha visto?' (Ansa)
Emanuela Orlandi in un'immagine tratta dal sito di 'Chi l'ha visto?' (Ansa)

Roma, 1 novembre 2018 - Sono deteriorati i resti ritrovati sotto un pavimento nella casa del custode della Nunziatura Apostolica a Roma che, in questi giorni, hanno fatto riaccendere le luci sul caso di Emanuela Orlandi. Per accertare a chi appartengano bisognerà aspettare l'esito delle verifiche affidate - a quanto si apprende - alla polizia scientifica, che si dovrebbe mettere al lavoro già da lunedì. 

Test che si preannunciano complicati proprio a causa del deterioramento, ma una volta estratto il materiale genetico questo sarà comparato sia con quello di Emanuela Orlandi (il cui Dna è stato da tempo messo a disposizione della famiglia agli investigatori), sia con quello di Mirella Gregori, la studentessa di 16 anni sparita 40 giorni prima della Orlandi. 

LA SCHEDA / Ecco come si estrae il Dna nelle ossa

Ma le ipotesi non si esauriscono qui. Circola infatti in queste ore anche quella che ricondurrebbe le ossa alla moglie del custode, una signora (di corporatura minuta) che abitava proprio in quelle stanze a metà degli anni Sessanta. La coppia aveva avuto numerosi e rumorosi litigi fino a quando la signora sparì in circostanze mai chiarite. Dall'oggi al domani, la moglie del guardiano di Villa Giorgina non fu più vista. 

Un'altra ipotesi in circolazione è quella che sul web rimanda a un anonimo prelato vaticano per il quale "è molto probabile che continuando a scavare si possano trovare altri frammenti ossei umani perché sotto la sede della Nunziatura in Italia c'era un cimitero". Quindi quei resti potrebbero non essere gli unici che si trovano sotto il palazzo di via Po, a Roma. 

Ma secondo indiscrezioni di stampa, il pavimento dell'edificio sarebbe stato rifatto intorno agli anni Ottanta quindi - teoricamente - il rinvenimento di tali resti sarebbe dovuto avvenire già a quell'epoca.

C'è poi un'altra possibile pista: al civico 25 di quella strada e sullo stesso lato su cui si affaccia villa Giorgina, tra il 1983 e il 1985 abitava Giuseppe Scimone (morto una dozzina di anni fa), in contatto con la Banda della Magliana e amico del boss Enrico "Renatino" De Pedis. Quest'ultima ipotesi riporterebbe a quella iniziale perché Sabrina Minardi, amante dello stesso De Pedis, ha sempre sostenuto che il rapimento della Orlandi abbia a che fare con quella banda criminale.

La posizione in cui si trovavano le ossa, ovvero sotto il massetto cioè lo strato di materiale edilizio che permette la messa in posa del pavimento, potrebbe far pensare a scheletri non di vecchissima datazione ma per averne certezza bisognerà appunto l'esito delle perizie. In questo senso le indagini dovranno accertare a quanti e quali lavori di ristrutturazione è stata soggetta la dependance della Nunziatura in questi ultimi decenni (magari convocando le varie ditte e gli eventuali operai impegnati). Parallelamente si cercherà anche di ricostruire chi ha vissuto nella dependance riservata ai custodi negli ultimi decenni.