Il fratello di Emanuela Orlandi, Pietro, a Porta a Porta (LaPresse)
Il fratello di Emanuela Orlandi, Pietro, a Porta a Porta (LaPresse)

Roma, 2 novembre 2018 - C'è la pista che porta a Emanuela Orlandi, quella che arriva a Mirella Gregori e infine quella della moglie del custode sparita a metà degli anni ’60. Ma sulle ossa ritrovate lunedì scorso sotto il pavimento di un seminterrato a Villa Giorgina, già sede della Nunziatura presso lo Stato italiano, c’è un altro giallo. Quello dei lavori di ristrutturazione. Secondo le prime ricostruzioni, lo stabile sarebbe stato oggetto di numerosi cantieri: il pavimento sarebbe stato rifatto più volte, anche negli anni ’80, e dunque è possibile che il corpo della ragazza sia stato sepolto lì sotto.

Aggiornamento: ossa in Nunziatura, indizi da un molare

Dal Vaticano, invece, si fa notare che i lavori che hanno portato alla macabra scoperta sono stati resi necessari proprio dal fatto che in quegli ambienti non venivano effettuate ristrutturazioni dagli anni ‘60. A rimarcare la linea è arrivato monsignor Gianfranco Girotti. "In Vaticano tutti pensano che i nomi di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori non c’entrino nulla con le ossa", ha detto il reggente emerito della Penitenzieria Apostolica. Da ieri, attraverso gli spifferi del colonnato di San Pietro filtra una possibile risposta, quella che riguarda una signora (descritta come "di corporatura minuta") che abitava proprio in quell’alloggio di servizio a metà degli anni Sessanta: era la moglie del custode dell’epoca.

Le stesse fonti ricordano, solo oggi, che "la coppia ebbe numerosi e rumorosi litigi, fino a quando la signora sparì in circostanze mai chiarite". Già quando la Procura della Capitale cercava i resti di Emanuela Orlandi nella stessa cripta di Sant’Apollinare in cui era stato sepolto il boss Enrico De Pedis ("l’ultimo re di Roma"), monsignor Girotti disse che non li avrebbe trovati. "E lo confermo oggi. Non è inusuale trovare sotto le chiese o sotto gli edifici in zone extraterritoriali resti umani".

Ad appena un numero civico dispari dalla Nunziatura apostolica, abitava invece tra il 1983 (anno della scomparsa di Emanuela e Mirella) e il 1985 (anno del primo maxiprocesso alla Banda della Magliana) Giuseppe Scimone, amico di De Pedis. In un’informativa della Squadra Mobile, relativa alla controversa testimonianza di Sabrina Minardi, ex amante di De Pedis, sul presunto coinvolgimento della grossa criminalità romana nel rapimento di Emanuela Orlandi, si riferisce di "un appartamento ai Parioli e un ascensore che sbuca in casa". Gli investigatori all’epoca ricostruirono i movimenti di Scimone (morto nel 2006) e arrivarono all’appartamento di via Po 25 (al numero 27 c’è Villa Giorgina) accertando anche il prezzo dell’affitto pattuito 20 e più anni prima: due milioni e mezzo di lire al mese per la casa di 400 metri quadri e due milioni per i mobili. Nel 2017 l’inchiesta-bis sul caso Orlandi-Gregori, come l’altra di vent’anni prima, finì con un’archiviazione generale.

Ma gli incroci suggestivi non finiscono qui. "È davvero incredibile pensare che abitavamo così vicino alla Nunziatura apostolica, credo che siano 10 minuti a piedi", commenta Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella. Gli accertamenti sui resti dovrebbero iniziare già lunedì. Una volta estratto il materiale genetico questo sarà comparato con quello di Emanuela Orlandi, il cui Dna è stato da tempo messo a disposizione della famiglia agli investigatori. Stessa cosa per il Dna di Mirella Gregori che la famiglia fornì ai tempi della vicenda di Sant’Apollinare. "Senza Dna ogni ipotesi è azzardata", si limitano a dire gli investigatori.