Torino, 29 marzo 2018 - E' restato in silenzio davanti al Gip, Elmahdi Halili, il 23enne italiano di origini marocchine arrestato ieri mattina dalla digos per partecipazione all'associazione terroristica dello Stato Islamico. Il giovane si è quindi avvalso della facoltà di non rispondere. Durante l'interrogatorio è apparso tranquillo ma allo stesso tempo piuttosto provato dalla detenzione in isolamento nel carcere Vallette di Torino.

"Valuteremo nei prossimi giorni se fare richiesta di riesame dell'ordinanza, abbiamo dieci giorni di tempo a decorrere da oggi", ha spiegato l'avvocato Enrico Bucci, che ha definito il suo assistito "frastornato". Pare che il giovane abbia manifestato il desiderio di non essere più detenuto in isolamento.
Il legale ha poi sottolineato che "nelle carte dell'indagine non c'è traccia di attività preparatorie alla commissione di attentati". E non risulta nemmeno che "Halili abbia esortato qualcuno a compiere azioni violente. Ci sono solo dei discorsi e dei commenti che, fra l'altro, a volte capita di sentire in giro".


LE INDAGINI - Intanto si apprende che la perquisizione di ieri a Modena è stata eseguita in viale Gramsci, nella casa dove vive una famiglia marocchina: padre e due figlie di vent'anni. La Polizia voleva verificare i contatti di una delle due giovani proprio con il 23enne finito in manette a Torino. I due, a quanto pare, si sentivano spesso via Facebook. Per questo motivo sono stati sequestrati alla famiglia telefoni cellulari e anche un tablet. 

Secondo gli investigatori tra le persone che Halili Elmahdi cercava di indottrinare e di spingere a compiere attentati c'era un giovane ivoriano residente a Torino. Sono stati ricostruiti diversi incontri, cominciati nel luglio del 2016, tra Halili, l'ivoriano - soprannominato Ibrahim - e le persone che abitavano con lui. Halili, che non andava d'accordo con la famiglia, era stato ospitato per qualche tempo a Traves (Torino) da un amico di origine senegalese che aveva conosciuto in una chat e con il quale sosteneva conversazioni sull'estremismo. In una occasione i due definirono un imam degli Stati Uniti "schiavetto del regime dell'Arabia Saudita".

Elmahdi Halili (polizia)