Il piccolo Eitan con il nonno materno
Il piccolo Eitan con il nonno materno

Roma, 8 ottobre 2021 - "L'Italia è responsabile della morte di mio padre, mia figlia e mio nipote. Non possono prendere anche Eitan". Ester Coen Peleg, la nonna materna del piccolo Eitan, l'unico sopravvissuto alla strage del Mottarone, in cui perse il padre, la madre e il fratellino Tom, si sfoga con i giornalisti al termine dell'udienza a Tel Aviv sull'affidamento del nipote. "Cosa mi è rimasto, lo capite?", ha aggiunto la donna criticando la decisione della giudice di non ammetterla al dibattimento in aula.

"Sapete perchè sono fuori dall'aula? - si chiede -. Perchè una donna giudice in Israele ha detto che, siccome non era ammesso al console italiano di entrare in aula, ha negato il permesso anche a me". "Io sono la nonna", ha rimarcato contrariata Esther Cohen Peleg, che ha poi aggiunto che lo stesso "è successo anche in Italia nel momento in cui io ero a lutto per mia figlia e non mi hanno dato possibilità di esprimermi".

Le udienze sull'affidamento del piccolo riprenderanno domani sera, alla fine del riposo ebraico. Gli avvocati di entrambe le parti, al termine della sessione di oggi, non hanno voluto rilasciare alcun commento.

Eitan, nonna: "Italia responsabile morte miei cari. Lui lasciatemelo"

Il processo

Il tribunale della famiglia di Tel Aviv dovrà decidere se applicare la Convenzione dell'Aja (qui cosa dice) sui bambini portati illecitamente all'estero riguardo al caso del piccolo Eitan, unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone e portato in Israele dal nonno materno Shmuel Peleg. L'udienza si svolge a porte chiuse e dovrà decidere se accogliere l'istanza della zia paterna, che chiede che gli sia restituito e che quindi venga rispettato l'affidamento riconosciutole dal tribunale di Torino all'indomani della tragedia. O se accogliere la richiesta del nonno materno, che sostiene che il bambino, in quanto ebreo, debba crescere in Israele, suo luogo naturale.
Ognuna delle due parti in causa, la famiglia materna e quella paterna di Eitan, possono portare in aula cinque testimoni ciascuno. Dopo il dibattimento di oggi, è prevista un'altra udienza domani a partire dalle 19 (le 20 in Italia), per rispettare lo Shabbat. Terza udienza domenica.

La prima udienza

L'udienza del 23 settembre aveva stabilito che Eitan sarebbe rimasto in Israele. Il giudice aveva stabilito infatti che il bambino si sarebbe diviso, alternativamente per 3 giorni a settimana, tra le famiglie paterna e materna

Una famiglia in guerra

Una famiglia innanzitutto spaccata dal dolore. Eitan Biran, 6 anni, è il bambino israeliano unico sopravvissuto alla strage del Mottarone e ora conteso. Nel disastro della funivia, avvenuto il 23 maggio scorso a Stresa, il piccolo ha perso il padre Amit, 30 anni, la madre, Tal Peleg, 27 anni, il fratellino Tom, nato nel 2019 in Italia, e i bisnonni paterni arrivati da Tel Aviv per una visita ai loro cari, Barbara Cohen Konisky (aveva 61 anni) e Itshak Cohen (ne aveva 82).

Dopo essere stato ricoverato a lungo in ospedale, Eitan è stato affidato dal tribunale di Pavia alla zia paterna, Aya Biran, 41 anni, medico, che vive a Travacò (Pavia) con il marito Or Nirko e due figlie piccole che frequentano la scuola dove sarebbe dovuto andare anche Eitan. E da qui sono partiti i dissidi tra famiglie - i parenti del padre del bambino e quelli dalla parte della madre -, dal momento in cui si doveva decidere a chi assegnare la tutela del piccolo.

I nonni materni, infatti, Shmulik (Shmuel) Peleg, 58 anni, e la ex moglie Etty Peleg, entrambi indagati per il sequestro del bambino, si erano opposti all’affidamento del nipote alla zia paterna in Italia, rivendicando sin dall’inizio che il bimbo sarebbe dovuto crescere in Israele. Dello stesso parere la zia Gali Peleg, sorella di Tal mamma di Eitan.