Etty Peleg e Shmulik Peleg
Etty Peleg e Shmulik Peleg

Pavia, 14 settembre 2021 - Il nonno di Eitan BiranShmuel Peleg, è agli arresti domiciliari in Israele. L'unità speciale 433 della polizia lo ha interrogato riguardo le "accuse di rapimento" del nipote di 6 anni, unico sopravvissuto alla tragedia della funivia del Mottarone. "Il trasferimento di Eitan in Israele è avvenuto in maniera legale e dopo una consultazione con esperti di diritto", ha detto Peleg secondo quanto riferito da Gadi Solomon, un portavoce della famiglia. Il nonno - ha continuato Solomon - ha collaborato "in pieno con gli investigatori ed ha risposto a tutte le domande". Peleg si è presentato alla polizia dopo essere stato convocato per chiarire "sul ritorno di Eitan a casa sua in Israele", come avrebbero voluto i suoi genitori.

Il provvedimento di arresti domiciliari è previsto fino a venerdì 17 settembre, ma secondo il legale italiano Paolo Sevesi la polizia lo avrebbe solo "invitato a essere a disposizione rimanendo a casa". Solomon ha confermato la "limitazione" dei movimenti fino a venerdì. 

Una famiglia in guerra: tutti i protagonisti della vicenda

Dove si trova Eitan

Intanto i media israeliani scrivono che il piccolo si trova a casa del nonno a Petah Tikva, non lontano da Tel Aviv. "Ancora non sappiamo dove si trova Eitan. Speriamo di risolvere domani e grazie alla polizia israeliana sapere almeno dov'e', ha detto lo zio Or Nirko, marito della zia Aya, tutrice del bambino. Oggi Nirko aveva lanciato pesanti accuse contro i nonni materni del nipote. "La famiglia Peleg trattiene Eitan come i soldati dell'esercito israeliano sono tenuti prigionieri nelle carceri di Hamas - ha detto in una intervista alla tv Canale 12 -. La famiglia Peleg si rifiuta di dire dove il bambino si trova. Lo nascondono in una specie di buco". Alla giornalista che gli chiedeva se fosse andato all'ospedale Sheba per verificare l'eventuale presenza di Eitan, Nirko ha risposto: "C'è andato mio fratello ma Eitan non c'è".

Nirko è tornato a ribadire che Shmuel Peleg "non ha agito solo" e ha definito "menzogne" e "affermazioni infondate" le tesi dei della famiglia materna. "Tra parentesi non abbiamo raccontato loro le cure piscologiche che ha avuto il piccolo perché di queste cose neppure noi ne sappiamo molto - ha detto -. Se davvero avessimo voluto allontanarlo dai Peleg non ci sarebbero state quelle visite e proprio perché quelle visite erano così lunghe che hanno potuto fare il rapimento". Quindi ha escluso la possibilità di un accordo. 

Indagata anche la nonna

Ed è caccia a eventuali complici dell'uomo. Di oggi la notizia che anche Etty Peleg, ex moglie di Shmuel Peleg - già sotto inchiesta - e nonna materna di Eitan, è indagata per sequestro di persona dalla procura di Pavia. La donna sarebbe stata in Italia assieme all'ex marito almeno nei giorni precedenti al presunto rapimento. Gli inquirenti vogliono far luce sul ruolo della Peleg, dopo che ieri lo zio paterno l'aveva accusata paventando un suo coinvolgimento. 

Da verificare se effettivamente la nonna materna abbia aiutato Shmuel Peleg a portare il bimbo in Israele, dove è arrivato su un volo partito da Lugano. Le indiscrezioni confermano che la donna sarebbe rientrata in patria prima del giorno del presunto sequestro, avvenuto venerdì scorso. Ma la zia paterna Aya Biran, tutrice legale del bambino, ha raccontato che il nonno, quando è venuto a prendere Eitan, ha parcheggiato lontano dall'abitazione. Non si sa, al momento, se ci fossero altre persone con lui in auto. Ed è proprio questo il punto su cui ora si concentrano le indagini, volte ad appurare l'eventuale presenza di complici. 

Presentata istanza per il rientro al tribunale di Tel Aviv

Intanto in Israele è stata presentata al tribunale di Tel Aviv un'istanza per il rientro in Italia di Eitan Biran: lo riferiscono fonti giornalistiche israeliane. Anche Or Nirko, marito di Aya Biran, la zia affidataria della tutela di Eitan, ha confermato l'azione presso il tribunale israeliano. A quanto si è saputo, l'istanza è stata firmata dai legali israeliani della zia Aya ed è stata avanzata in base all'art.29 della Convezione dell'Aja che, tra le altre norme, consente al titolare del diritto di affido di "rivolgersi direttamente al competente tribunale per chiedere il rientro del minore sottratto, anche senza l'intermediazione delle autorità centrali".