L’ex governatore della Regione Lombardia,. Roberto Formigoni, 74 anni, condannato in via definitiva
L’ex governatore della Regione Lombardia,. Roberto Formigoni, 74 anni, condannato in via definitiva
di Elena G. Polidori "Contro di me, in questi anni, ci sono state invettive forcaiole", commentava ieri l’ex governatore azzurro della Lombardia, Roberto Formigoni, alla notizia della decisione della Commissione contenziosa del Senato di riattribuirgli l’assegno vitalizio. Notizia che ha fatto scoppiare la bagarre a palazzo Madama, con il Movimento 5 Stelle irritato: quella decisione "cancella un percorso per il quale ci siamo battuti per anni – sottolinea il senatore grillino Gianluca Perilli – e va contro la delibera del 2015 che proibiva di dare...

di Elena G. Polidori

"Contro di me, in questi anni, ci sono state invettive forcaiole", commentava ieri l’ex governatore azzurro della Lombardia, Roberto Formigoni, alla notizia della decisione della Commissione contenziosa del Senato di riattribuirgli l’assegno vitalizio. Notizia che ha fatto scoppiare la bagarre a palazzo Madama, con il Movimento 5 Stelle irritato: quella decisione "cancella un percorso per il quale ci siamo battuti per anni – sottolinea il senatore grillino Gianluca Perilli – e va contro la delibera del 2015 che proibiva di dare il vitalizio ai condannati per reati gravi. Non saremo complici, ci opporremo in tutte le sedi". Solo che, per dirla con un vecchio adagio, "chi è causa del suo mal, pianga se stesso". Perché se la Commissione contenziosa ha deliberato in quel modo, lo si deve, in qualche maniera, sempre ai 5 Stelle. Che, con la legge sul reddito di cittadinanza voluta e votata dai grillini, hanno consentito il ‘ripristino’ dei vitalizi per i condannati. Fonti dell’organo di Palazzo Madama, infatti, spiegano che "all’articolo 18 bis della legge c’è il divieto di revocare il trattamento pensionistico ai condannati, a meno che non si tratti di reati di mafia o terrorismo". Reati non commessi né da Formigoni, né da altri ex senatori come lui.

La decisione della commissione presieduta da Giacomo Caliendo e dai leghisti Simone Pillon e Alessandra Riccardi, ex M5S (oltre a due figure tecniche) ha infatti una validità erga omnes, applicabile a tutti gli ex parlamentari che, da sei anni a questa parte si sono visti tagliare il vitalizio. Vale, anzitutto, per gli ex senatori, ma poiché il provvedimento preso a suo tempo era analogo, si estenderà anche ai deputati.

Singolare paradosso, dunque, per i 5 Stelle: per loro stessa mano rientra dalla finestra quello che erano riusciti – con gran frastuono mediatico – a far uscire dai portoni dei Palazzi. Oltre a Formigoni, che stigmatizza le "invettive forcaiole" nei suoi confronti, tornerà in possesso del vitalizio da 7mila euro al mese Ottaviano Del Turco, ex presidente della Regione Abruzzo, ma anche Silvio Berlusconi, l’ex ministro della Sanità Francesco De Lorenzo (ex Pli), Giancarlo Cito (ex sindaco di Taranto, ex Msi), Robinio Costi (ex Psdi), Massimo De Carolis (ex Dc), Giulio Di Donato (Ex Psi), Pietro Longo (Ex Psdi), Raffaele Mastrantuono (Ex Psi), Gianstefano Milani (ex Psi) e Gianmario Pellizzari (ex Dc). Ma anche Maria Fida Moro, che in seguito ad un ricorso dovrebbe riottenere cifre arretrate previste, in questo caso, per le vittime del terrorismo. "Finché non vedo le carte e i documenti – ha commentato irritata – non credo a nulla, troppe volte sono rimasta delusa". Infuriato per la decisione anche Alessandro Di Battista, che ha parlato di "indegna riabilitazione per Formigoni".